«L’acqua di Campi ci servirà per produrre energia elettrica» 

L’assessore Zanoni ha in progetto di mettere in funzione la terza turbina di proprietà comunale Nel frattempo proseguono i lavori sulla rete idrica: «Non pompiamo più dai pozzi, solo sorgenti»  

RIVA. «Sono quindici anni che non accendiamo più le pompe per pescare l’acqua dai tre pozzi di via Padova, Rione Degasperi e San Tomaso. L’acquedotto viene alimentato interamente con l’acqua delle nostre sorgenti, anche durante i picchi di domanda in piena estate, quando è maggiore la presenza di turisti negli alberghi. Non si tratta solo di risparmiare il costo delle pompe ma anche di avere sempre a disposizione acqua di qualità». L’assessore comunale alle opere pubbliche Alessio Zanoni va particolarmente fiero del lavoro svolto in questi anni sulla rete idrica comunale: «Un lavoro che ha permesso di migliorare sensibilmente le prestazioni e l’efficienza dell’acquedotto, a vantaggio non solo dell’ambiente, riducendo gli sprechi idrici, ma anche della cittadinanza e delle casse comunali».

Gli interventi realizzati nell’ultimo periodo sono molteplici, dai lavori sulla sorgente di Deva, con la realizzazione di un grande bacino di accumulo, per una spesa di 350mila euro, a quelli effettuati a Campi, dove tra le altre cose è stata sostituita la tubazione fino a Malga Grassi per evitare di mettere in funzione la stazione di pompaggio, mentre altri 300mila euro, sempre a Campi, sono serviti per intercettare altra acqua ancora più a monte. Ma a Campi è in progetto anche la realizzazione di una centralina idroelettrica, la seconda di proprietà comunale, con l’installazione della terza turbina dopo le due già operative a Roncaglie, che garantiscono un introito di circa 40mila euro all’anno, soldi sonanti per la parte corrente del bilancio. «Dobbiamo capire di quale portata d’acqua stiamo parlando - spiega l’assessore - per capire se l’investimento vale la spesa, ma c’è l’intenzione di realizzare la centralina per produrre energia elettrica».

Intanto, proseguono gli interventi per individuare i punti “dolenti” dell’acquedotto, dove si registrano perdite che superano quelle fisiologiche. «Ogni anno copriamo circa il 20% della rete nella ricerca di queste perdite- prosegue l’assessore - e questo ci consente di ridurre gli sprechi. Oggi le perdite superano di poco il 40% ma è compresa anche l’acqua che usiamo per evitare i ristagni e quella per garantire il corretto funzionamento dell’acquedotto. Ad ogni modo sono numeri che altrove se li sognano. La situazione è sempre sotto controllo grazie ai contatori posizionati a monte e a valle della rete idrica e anche sulle fontane per tenere d’occhio l’acqua in uscita». A Riva si contano 81 fontane mentre sono 78 i chilometri dell’acquedotto: 27 sono stati posati prima degli anni ’70, altri 12 fra gli anni ’70 e ’80, un altro 30% nel decennio successivo e 15 sono i chilometri praticamente nuovi, realizzati dopo gli anni ’90 con la posa del teleriscaldamento. (gl.m.)

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