La scomparsa

Addio a Lino Stefani, il libraio di Castel Tesino che fece fortuna in Alto Adige

Morto a 95 anni il notissimo imprenditore che per decenni ha gestito la libreria Cappelli di Bolzano e che è anche stato presidente dell’Ase Catinaccio

di Davide Pasquali

CASTEL TESINO. Commerciante, imprenditore, libraio, alpino. Lino Stefani, a 95 anni, se n’è andato. si è addormentato all’ospedale di Bolzano, dov’era ricoverato da un paio di settimane per varie patologie pregresse, e non si è più svegliato. La notizia ha colto il capoluogo altoatesino come un fulmine a ciel sereno perché, inutile negarlo, Lino, classe 1926, pareva essere lì da sempre e per sempre si pensava sarebbe rimasto, a presidiare il suo negozio, la sua vera passione assieme allo sci: la libreria Cappelli di piazza Vittoria, uno dei più importanti e storici presidi culturali dell’intera popolazione italiana dell’Alto Adige.

Una vita, la sua, vissuta intensamente, estremamente dinamica, come imprenditore ma non soltanto, mai fermo un attimo neanche a tarda età, con gli exploit sciistico-sportivi arrivati dopo gli anta e la voglia, anche da ultra ottuagenario, di percorrere in lungo e in largo le Dolomiti in auto con gli amici più cari, anche in pieno inverno, di notte, con metri di neve e passi chiusi al transito, solo per poter presenziare alla presentazione di un libro sulla grande guerra.

Funerali in forma privata

Per volere della famiglia, da sempre riservatissima, per i funerali è stata scelta la forma strettamente privata. Il figlio Stefano racconta: «Ancora a gennaio, a 94 anni suonati, girava in macchina da solo. Aspettavamo che lo dimettessero per iniziare la riabilitazione, ma stanotte ci hanno chiamati che se n’era andato». Anche le commesse storiche della libreria Cappelli stentano a farsene una ragione: «Era qui fino a pochi giorni fa, sempre in negozio a tener d’occhio la situazione, ora sarà difficile abituarsi».

Quasi un secolo di storia

Per iniziare a raccontare la sua vicenda personale, non c’è niente di meglio che qualche estratto dalle numerose interviste che nei decenni Lino Stefani aveva concesso all’Alto Adige, soprattutto come decano del commercio nella Bolzano nuova a ovest del Talvera - e come tale sempre informato, aggiornato e lucido analista della situazione economica e sociale di corso Libertà e dintorni - ma pure come mitico presidente, per decenni, della società sportiva Ase Catinaccio.

Il racconto

«Sono nato a Castel Tesino – raccontava Lino Stefani – ma, nel 1926, quando avevo solo otto mesi, la mia famiglia si era trasferita a Bolzano, dove mio padre aveva trovato lavoro presso la centrale di Cardano, in costruzione per conto della Società idroelettrica del fiume Isarco».



Le vicende belliche

Nonostante la giovane età, Lino Stefani non viene risparmiato dalla seconda guerra mondiale: «Nel 1940 a 14 anni entrai come commesso nell’allora cartoleria Amonn dove imparai il tirolerisch. Tutto bene fino a quel maledetto 1943, quando i nazisti mi beccano e appena diciassettenne mi reclutano nella Flak (la contraerea tedesca, Ndr). Mi fanno studiare cannoni e aerei nemici per mirare giusto, ma di lì a poco inizia la disastrosa ritirata della Wehrmacht. Dopo due anni mi trovo a Kufstein, dove un amico tedesco, un maestro poco devoto al Reich, aiuta me e altri italiani a fuggire per 250 chilometri fino a Bolzano».

Da Amonn a Cappelli

Finita la guerra, Lino Stefani torna a lavorare da Amonn, fino al 1953, anno in cui viene assunto come rappresentante della libreria di proprietà della prestigiosa casa editrice Licinio Cappelli di Bologna, in piazza della Vittoria. «Inaugurata nel 1938 - raccontava Lino - con tutta la créme del regime a festeggiare “il primo caposaldo della cultura italiana in Alto Adige”». Sette anni dopo Stefani si mette in proprio, approfittando del negozio ex Amonn sul lato opposto di corso Libertà, e così nasce la Cartoleria Stefani, articolatasi poi in La Tecnografica e in Buffetti. Ma la cartoleria Stefani ai tempi non era in concorrenza con Cappelli. «Già a cavallo degli anni Cinquanta-Sessanta la libreria prosperava. Genitori, scolari e studenti in ottobre facevano la fila fuori dalla porta per comprare o ordinare i libri di scuola: il titolare era un nipote dell’editore bolognese, Danilo Cappelli, ma le colonne della vendita erano tutti commessi di prim’ordine». I ragazzi «uscivano dalla libreria con bracciate di volumi buoni solo per un anno, a “botte” da migliaia di lire».

La crisi e il subentro

Il buon vento girò al brutto nell’estate del 1988 con la scomparsa di Danilo Cappelli, vittima di un’emorragia cerebrale durante una corsa in bicicletta. Ma per fortuna c’era Stefani: «Non mi rassegnai - raccontava pochi anni fa - all’idea di vedere la “nostra” libreria sostituita da un ufficio o da un bar. La mia attività, con grossi sacrifici, era ben avviata, ma occorreva un gesto temerario. Rilevai l’azienda con i locali dell’Inps in affitto e tutto il personale: 250 milioni di lire in contanti per un ambiente ormai démodé, ma il mio era un punto d’onore: Libreria Cappelli era l’insegna, e tale doveva restare». Anni dopo, ricordava ancora Lino, si erano investiti altri 150 milioni per rifare il look con l’aggiunta di un soppalco. Poi aveva abbandonato corso Libertà, causa l’affitto ritenuto troppo esoso, raggruppando tutti i settori commerciali in piazza Vittoria. «Con un bel risparmio».

Lo sci

Il regime fascista era solito inquadrare i giovani nello sport. «Motivo per cui - raccontava Lino - nei finesettimana calzavo un paio di sci dell’epoca, di legno, per spingermi soprattutto sul Renon, però gare zero». Nel dopoguerra arriva la svolta «con l’avvio della mia attività nel settore della cartolibreria e tecnografica, con conseguenti contatti diretti fra aziende sudtirolesi e con l’esercito. Due mondi di etnia diversa, ma accomunati dagli sport invernali, che propiziarono il mio ingresso nell’unica e più prestigiosa associazione sportiva, interetnica, l’Ase Catinaccio». Grazie alla quale, alle soglie dei 40 anni, aveva potuto prepararsi per le prime gare di slalom gigante. «Mi sono messo così in luce, prima come agonista, ma soprattutto come organizzatore, finché sono stato eletto presidente, mantenendo l’incarico per oltre quattro decenni». Gare a parte - ricordava con giustificato orgoglio Stefani - «le più grandi soddisfazioni restano i 19 titoli italiani master conquistati sotto la mia presidenza, così come le 27 edizioni del Trofeo del Barba, organizzato dalla Sat di Trento e dedicato alle vecchie glorie». Nell’ambiente, a Lino era stato dato il titolo di Skilegende, solo in lingua tedesca. Lui la spiegava così: «È una creazione diffusa dai media di lingua tedesca, grazie al mio perfetto tirolerisch, acquisito durante il mio primo lavoro, come commesso presso la ditta Amonn, e alla successiva attività in proprio, sempre nel settore della cartolibreria, che mi portava nelle valli dell’Alto Adige».