Il riconoscimento

Valerio Costa, fondatore del Centro Antidroga di Trento, nominato commendatore da Mattarella

La cerimonia al Quirinale il 3 marzo. “Questa onorificenza è tanto gradita, quanto inattesa”, è stato il commento dello psicologo e sociologo. Che aggiunge: “È fondamentale tutto il contesto che si crea intorno alla persona fragile, per portarla ad evolvere senza paura”


Claudio Libera


TRENTO. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha conferito, motu proprio, trentuno onorificenze dell’Ordine “Al merito della Repubblica italiana”, distribuite proporzionalmente a donne e uomini che si sono distinti per il loro impegno nel sociale, manifestato attraverso l’uso etico e responsabile dei social network, l’attività sportiva come mezzo di inclusione, l’arte come strumento di integrazione sociale, l’assistenza e il supporto ai detenuti, le attività solidali e di volontariato, per aver costruito un modello di imprenditoria etica, per l’impegno elargito nella tutela del bene della salute, anche al di là dei confini nazionali, per il coraggio e l’eroismo dimostrato, oltre i propri doveri professionali, per essersi resi esempi di cittadinanza attiva.


Il Presidente Mattarella ha individuato esempi, tra i numerosissimi presenti nel nostro Paese, di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani. La cerimonia di consegna delle onorificenze si svolgerà presso il Palazzo del Quirinale il 3 marzo alle ore 12.


Tra gli insigniti, Valerio Costa, 88 anni, Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: “Per essersi prodigato per gli altri nel corso dell’intera carriera”. Costa, già direttore del Sert di Trento, ha continuato anche dopo l’attività professionale a prodigarsi per le persone più fragili, dedicando il suo tempo al recupero dalle tossicodipendenze e ad “uscire” dalla problematica dei disordini alimentari.


Quest’onorificenza è tanto gradita, quanto inattesa”, è stato il commento di Valerio Costa, 88 anni, psicologo e sociologo, fondatore del Centro Antidroga di Trento. Il riconoscimento gli sarà consegnato il 3 marzo al Quirinale e premia anche tanti altri pionieri dell’impegno trentino nel contrasto alle dipendenze.

Era il 1974 ed i drogati erano considerati dalla legge dei delinquenti da arrestare invece che dei malati da curare, quando Costa cominciò ad accoglierli in due stanze della canonica di San Pietro, messe a disposizione dal parroco don Dante Clauser.

Costa, che aveva lasciato dopo 12 anni il sacerdozio d’intesa con l’allora Arcivescovo Alessandro Maria Gottardi, cominciò un’attività preziosa che lo portò in pochi anni – con l’aiuto di amici come il professor Paolo Prodi e l’ex direttore di Vita Trentina, don Vittorio Cristelli, a fondare l’Associazione Centro Antidroga.

Fu la morte di Paolino Eccher, 15 anni, prima vittima dell’eroina il 12 giugno 1975 – il cui corpo venne trovato in una stanza d’albergo nel centro storico di Trento - a dare uno scossone alla società trentina e, grazie anche alla nuova legge varata sei mesi dopo, si avviò un percorso di cui Valerio Costa fu promotore e regista, chiamato dopo nove anni dalla Provincia ad organizzare l’intero servizio provinciale delle tossicodipendenze.

Nel 2018 gli fu assegnato il riconoscimento provinciale dell’Aquila di San Venceslao per l’attività svolta assieme a molti collaboratori e specialisti nella Comunità Terapeutica di Camparta, aperta ufficialmente nel 1977 ed ancora oggi attiva, e anche per l’impegno profuso sull’emergente frontiera dei disturbi alimentari.

Sollecitato dai genitori dell’associazione Arca e dall’allora assessore alla sanità Mario Magnani, avviò negli anni Novanta il Centro provinciale aprendo anche a Maso Zancanella una comunità per ragazze con problemi di anoressia e bulimia: “Qualche tempo fa – ha raccontato al quotidiano Avvenire – mi ha telefonato una delle prime pazienti per dirmi: domani mi laureo in medicina e se arrivo a questo lo devo a te”.

Una soddisfazione che il neo commendatore condivide con tutta l’equipe: “è fondamentale tutto il contesto che si crea intorno alla persona fragile, per portarla ad evolvere senza paura”.













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