l’addio

La benedizione pasquale e l'ultimo abbraccio della folla: il commiato di Papa Francesco

Teneva molto all'incontro a tu per tu con il vicepresidente americano Vance: pochi minuti per guardarlo negli occhi e scommettere di lasciare un'impronta su di lui (foto RaiPlay)

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di Nina Fabrizio


CITTÀ DEL VATICANO. Del suo desiderio di essere presente soprattutto per impartire la benedizione Urbi et Orbi dal Loggione di San Pietro, nella solennità della Pasqua, la festività cuore del cristianesimo, si sapeva dalla serata di sabato. Una specie di ultima volontà, si direbbe oggi. Eppure che l'ultimo giorno di papa Francesco si dipanasse quasi come una summa di tutti gli insegnamenti e i messaggi profusi nei dodici anni di pontificato, nemmeno lui probabilmente poteva prevederlo. Dall'appello al mondo dallo scranno più alto, alle carezze ai bambini, simbolo di futuro. Dal Loggione - lì dove era comparso del tutto a sorpresa il giorno dell'elezione, il 13 marzo 2013, quando conquistò la folla affermando di venire dalla "fine del mondo" - al 'piano basso' della piazza, con l'ultimo giro in Papamobile, un "tuffo" tra i fedeli, l'ultimo prima di lasciare per sempre la scena.

La giornata del Papa era cominciata col risveglio a Santa Marta, nel suo appartamento al secondo piano. Come sempre accanto a lui il fidatissimo infermiere Massimiliano Strappetti e il segretario don Fabio Salerno. Il Papa era stato perfettamente vestito e preparato per un primo importante appuntamento, l'incontro a tu per tu con il vicepresidente americano J. D. Vance. Profilatosi già dal venerdì precedente, Francesco teneva moltissimo a questo breve colloquio, a uno sguardo a tu per tu con un uomo che si professa cattolico e di cui il Papa ben conosceva le responsabilità e la visione politica così distante da tutto quanto ha predicato nel suo pontificato, in particolare riguardo alla necessità di non alzare muri. Il Papa aveva riservato carezze e doni come le uova di Pasqua ai tre figli di Vance, ricevuto con cortesia e in un'atmosfera familiare in un salottino di Santa Marta intorno alle 11:30. Pochi minuti per guardarlo negli occhi e scommettere di lasciare un'impronta su di lui.

Puntuale alle 12, Francesco era poi apparso alla Loggia delle Benedizioni. Con un filo di voce strozzata ha rivolto gli auguri di "Buona Pasqua" alla folla dei fedeli e con parole chiare ma sofferte ha spiegato lui stesso che il messaggio pasquale sarebbe stato letto da un collaboratore. Il Cessate il fuoco a Gaza e la liberazione degli ostaggi ancora in mano ad Hamas, sono stati il suo appello al mondo, insiema un'ultima supplica: "Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L'esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo". Riscendendo verso la piazza per approcciare la Papamobile e concedersi ai fedeli per festeggiare la Pasqua, un fuori programma che resterà impresso non solo nella memoria dei protagonisti, ma anche in quella di quanti vi vedono già una sorta di lascito. Nella basilica ha incontrato brevemente il premier croato Andrej Plenkovic, in visita privata con la famiglia. Sono proprio i suoi tre figli che Francesco ha avvicinato, al più grande ha preso la mano per consegnargli un rosario e chissà, idealmente, forse anche per passargli una specie di testimone. Il volto era molto sofferente, la scena ha destato commozione tra i presenti, quasi fosse avvolta da una bolla di irrealtà. Poi il Papa sarebbe salito sulla Papamobile per essere 'visto' dal mondo, l'ultima volta, intorno alle 13, rinfrancato dall'affetto dei fedeli, zucchetto bianco in testa e mozzetta svolazzante tra il vento tiepido di una Pasqua romana di mezza stagione.













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