La storia

È di Bolzano l’eroe italiano della pandemia

Benjamin Gunsch, direttore della sede della Croce Rossa di Pesaro, tra i cento vincitori (solo tre italiani) della cena offerta dal pluripremiato ristorante di Copenaghen a chi si è distinto per impegno durante l’emergenza: «Ho solo fatto il mio dovere»

BOLZANO. È altoatesino uno dei tre italiani (su cento di tutto il mondo) scelti come “eroi della pandemia” in un concorso internazionale voluto da uno dei più celebri ristoranti del mondo, il Noma di Copenhagen votato come numero uno al mondo per alcuni anni: Benjamin Gunsch, 34 anni, nato a Bolzano e vissuto qui fino a 14 anni quando la sua famiglia si è trasferita a Pesaro, è stato scelto in quanto “eroico” direttore della Croce Rossa di Pesaro, capace di gestire un situazione limite con coraggio e lungimiranza. Il premio? Una cena per due nel celebre ristorante superstellato, cena che Benjamin condividerà con il fratello Oliver. «È stato lui – ci racconta al telefono - a scoprire questo concorso, dato che vive a Copenhagen da alcuni anni, e a iscrivermi fra i concorrenti a mia insaputa. Sicché quando mi è arrivata una mail con la notizia del premio ho pensato ad uno scherzo».

Per dare un’idea, il Vegetable Season, il classico menù del Noma, prevede una cena di circa tre ore e prezzi superiori ai trecento euro a testa. Ma più della cena, per Gunsch conta il valore simbolico del premio, che gli riconosce un impegno straordinario. «Non sono stato certo l’unico, in Italia, ad affrontare con impegno la pandemia, ma sono contento che qualcuno abbia pensato di premiare la nostra categoria».

È stato proprio il proprietario e chef del Noma, René Redzepi, a varare questa iniziativa, invitando 175 persone, 75 danesi e cento di altri Paesi. Tutti potevano candidare qualcuno o candidarsi. E Benjamin Gunsch, solide radici venostane, è finito fra i vincitori. «Ho dovuto gestire momenti molto delicati, senza indicazioni precise, senza linee-guida. Quando nessuno ancora ci dava disposizioni chiare per affrontare l’emergenza Covid, ho scoperto di avere una copia del protocollo Ebola e ho applicato le stesse disposizioni in fatto di protezione degli operatori sanitari, Con il risultato che in un anno di pandemia fra i 400 fra dipendenti e volontari della Croce Rossa di Pesaro abbiamo registrato due soli contagi. Sono stati mesi di paura, non lo nego. Ma penso che il comandante debba essere l'ultimo ad abbandonare la nave».

Benjamin ha trovato un supplemento di coraggio dentro l’evento che gli ha cambiato la vita poco prima della pandemia: «Nel gennaio del 2020 è nata mia figlia Greta, e proprio nel giorno in cui se ne è andato mio nonno Mario. Tutto questo mi è servito. E comunque se dovessi esprimere un sogno è quello che mia figlia possa vedere presto un mondo senza mascherine». (F.Z.)