Quando Gustav Thöni si schierò contro il divorzio
Maggio 1974, l'Alto Adige viene tappezzato da manifesti del campione che invita a votare contro il divorzio al referendum
Anche in Alto Adige, come nel resto del Paese, impazza la campagna per il referendum sul divorzio, previsto per domenica 12 e lunedì 13 maggio 1974. L’Italia si spacca tra pro e contro, tra cattolici strenui difensori dell’indissolubilità del matrimonio, costi quel che costi, e laici che sostengono, invece, la libertà di porre fine a unioni arrivate al capolinea senza che lo Stato si intrometta.
Per uno scherzo semantico legato al quesito referendario, votare “sì” significava essere a favore dell’abrogazione della legge Fortuna-Baslini, che aveva introdotto in Italia il divorzio nel 1970. Votare “no” significava invece essere contrari all’abrogazione, e, quindi, a favore del divorzio.
Sull’edizione del primo maggio '74, il nostro giornale riporta la notizia che tutto il cattolicissimo Alto Adige è stato tappezzato di manifesti con la faccia del campionissimo Gustav Thöni che, a sorpresa (la Svp aveva dato libertà di scelta), prende posizione a favore del “sacro vincolo del matrimonio” e contro il divorzio. Titolo: Thöni è per il sì. Catenaccio: In un poster che viene appiccicato per le strade il campione altoatesino afferma: “La famiglia deve vincere”.
Gustav antidivorzista - lui così refrattario a impicciarsi in cose che non fossero lo sci - ancora ci mancava. In quelle settimane l’attenzione dell’opinione pubblica era altissima. Prima della legge Fortuna, il matrimonio non poteva essere sciolto legalmente, neanche in casi gravi. E anche la separazione legale (permessa dal codice civile) non permetteva di risposarsi.
Molti italiani e molte italiane avevano sofferto le pene dell’inferno per un retaggio clericale duro a morire nella Repubblica nata dalla Resistenza che, Costituzione alla mano (articolo 7), prevede “la separazione tra Stato e Chiesa”. Per la cronaca: vinse il No col 59,3%. LF