Lo sport ai tempi del virus

In Italia solo calcio, con il Covid ancora di più

Come dice Houellebecq, il mondo sarà lo stesso, solo un po' peggiore: irreversibile la monocultura pallonara del nostro Paese

Michel Houellebecq è uno che ci prende. Il grande scrittore francese che ha pubblicato il suo Sottomissione nel giorno della strage di Charlie Hebdo preconizzò un nostro lockdown definitivo ne La possibilità di un’isola. Recentemente ha rotto il silenzio con una e-mail inviata alla radio France Inter, nella quale affermava che il Covid-19 è un «virus senza qualità»: «non credo mezzo secondo alle dichiarazioni del tipo “niente sarà più come prima”. Al contrario, tutto resterà esattamente uguale. Non ci sveglieremo, dopo il confinamento, in un nuovo mondo; sarà lo stesso, un po’ peggiore».

Faccio fatica ad essere sempre d’accordo con quello che scrive Houellebecq, ma credo che abbia visto bene anche questa volta. Specie in relazione al mondo dello sport e in particolare per quello che sta succedendo in Italia, Paese da sempre affetto da una monocultura calcistica, fenomeno che rischia di diventare irreversibile proprio a causa del Coronavirus, degli effetti che la crisi economica sta avendo sulle società sportive e, non ultimi, dei provvedimenti assunti dal governo. Se solo il calcio – e, peraltro, solo quello di vertice – ha la speranza di poter ripartire a breve, addirittura prima della scuola, che fine faranno le discipline che già prima dipendevano dal pallone? Nulla sarà come prima? Niente affatto: in Italia la monocultura calcistica sarà quella di sempre. Come dice Houellebecq, solo un po’ peggio.

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