La lupa scomparsa al Tonale: si teme un atto di bracconaggio
Da un mese e mezzo il radiocollare è muto e non ci sono altre tracce dell'animale, appartenente al branco tra val di Sole e area lombarda. L'associazione Io non ho paura del lupo si appella alla Procura chiedendo un'indagine approfondita e parla di «una sequenza allarmante di eventi che stanno raccontando il Trentino come un possibile teatro di crimini contro la biodiversità»
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Appello dal mondo ecologista, dopo che si sono perse le tracce di una lupa all'interno del Parco nazionale dello Stelvio: l'animale, che era stato soprannominato Ludovica, era dotato di radiocollare ma da un mese e mezzo il segnale del dispositivo è assente. E anche le fototrappole che monitorano la zona hanno smesso di trasmettere immagini della lupa.
È stato il Parco, con una nota del direttore Franco Claretti, che si dice «profondamente dispiaciuto», a diffondere la notizia. La lupa il 1° aprile scorso era stata catturata nel settore lombardo dell'area protetta e dotata di radiocollare, nell'ambito del progetto di ricerca WolfNex per lo studio del branco presente sul Tonale. Adesso, purtroppo, aumenta il timore è che sia stata vittima dei bracconieri, in un clima che in alcuni ambiti sociali è di forte ostilità verso i predatori.
L'ultima localizzazione di Ludovica è avvenuta in Trentino e risale alle 6 del 28 settembre nei pressi di val Verniana, nel comune di Vermiglio: da quel momento il collare è rimasto "muto".
I ricercatori, oltre all'ipotesi esecrabile di un vile atto di bracconaggio, ipotizzano come causa della sparizione un malfunzionamento del radiocollare, un incidente (ma mancano segnalazioni in proposito) o un notevole allontanamento territoriale della lupa.
L'assenza del segnale radio, però, sembra far prevalere l'ipotesi di un'azione dei bracconieri, che oltre a uccidere la lupa avrebbero distrutto o disattivato il radiocollare, che in tutte le altre circostanze (incidente, allontanamento, decesso per cause naturali) invece avrebbe continuato a funzionare ugualmente.
Il Parco nazionale prosegue comunque il monitoraggio della zona e ha informato dell'accaduto anche il Servizio foreste e fauna della Provincia, che ha avviato una indagine.
Sull'episodio e la probabile morte della lupa chiede chiarezza l'associazione Io non ho paura del lupo Aps, che in una nota per i media parla di «una sequenza allarmante di eventi che stanno raccontando il Trentino come un possibile teatro di crimini contro la biodiversità».
Il riferimento è evidentemente ai casi di orsi trovati senza vita, come quelli di Caldes e di Fondo, ma anche ai lupi uccisi, come i quattro esemplari avvelenati a Levico, in Valsugana.
«La val di Sole - scrive l'associazione - poi, già interessata da altri episodi analoghi, tra cui il rinvenimento di due orsi morti a Caldes in pochi mesi, rischia oggi di consolidare un’immagine di territorio ostile ai grandi carnivori.
L’episodio si inserisce in un contesto di crescente polarizzazione, alimentato da posizioni radicalizzate su entrambi i fronti: da un lato chi invoca una protezione assoluta e indiscriminata, dall’altro chi alimenta sistematicamente ostilità e paura nei confronti dei grandi carnivori», prosegue Io non ho paura del lupo.
Il presidente dell'associazione, Daniele Ecotti, conclude: «È necessaria una condanna inequivocabile accompagnata da indagini celeri e rigorose. Serve un segnale forte che ristabilisca il primato della legalità e scoraggi chi ritiene di poter agire nell'impunità.
Rivolgiamo un appello alla Procura competente: questo caso non può aggiungersi alla lista dei fascicoli archiviati senza esito. Il numero crescente di episodi irrisolti costituisce una falla evidente nel sistema di tutela. Sono necessari mezzi investigativi adeguati e coordinamento tra le forze dell'ordine. Le continue archiviazioni equivalgono a svuotare di significato le norme di protezione ambientale».