AMBIENTE

Inquinamento da Pfas: al Parlamento Ue confronto sulle vie di uscita

Nuovo appello per un intervento strutturale che coinvolga istituzioni e imprese «per uscire dalla dipendenza dagli inquinanti eterni»: la richiesta rilanciata in un incontro promosso dalle eurodeputate Cristina Guarda (Avs) e Sirpa Pietikäinen (Ppe). Alcuni esperti hanno illustrato le più recenti evidenze sui rischi per la salute e sull’urgenza di adottare misure preventive a livello europeo. Nuova ricerca indica effetti specifici di queste sostanze anche in relazione al sesso



La Ue si appresta a riformare le norme Reach riguardanti le sostanze chimiche e in questa prospettiva si è svolto al Parlamento europeo un workshop dedicato in particolare alle famigerate sostanze perfluoroalchiliche (Pfas), note anche come inquinanti eterni utilizzati dagli anni ’50 in ambito industriale per impermeabilizzare e rendere resistenti a grassi e calore tessuti, imballaggi alimentari, pentole antiaderenti e schiume antincendio.

Si tratta di forme persistenti di contaminazione che fra l'altro sono state al centro di un grave caso nella vicina provincia di Vicenza e delle quali si è parlato negli anni scorsi anche in relazioni a eventuali situazioni critiche in Trentino.

All'incontro di Bruxelles, promosso dalle eurodeputate Cristina Guarda (veneta di Avs) e Sirpa Pietikäinen (finlandese del partito Popolare), hanno preso parte esperti scientifici, rappresentanti istituzionali e comunità colpite per discutere delle più recenti evidenze sui rischi per la salute e sull’urgenza di adottare misure preventive a livello europeo.

«Partecipando ai lavori qui al Parlamento europeo, mi sono resa conto di quanto manchi ancora una reale consapevolezza sulla pericolosità dei Pfas e sull'urgenza di agire alla fonte. Le bonifiche a contaminazione avvenuta ad oggi sono impossibili perché non disponiamo di tecniche di distruzione dei Pfas.

Non possiamo accettare che la linea conoscitiva sia dettata esclusivamente da alcune lobby della chimica che faticano a fuoriuscire dalla dipendenza dai Pfas. Serve un impegno collettivo per uscire dalla dipendenza da queste sostanze, nell'interesse della salute dei cittadini e dei lavoratori, ma anche della nostra competitività», commenta l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra ha dichiarato: .

La Cina, ha ricordato Guarda, sta già legiferando in questa direzione per anticipare i mercati del futuro e anche in Europa alcuni comparti della chimica. «Non possiamo commettere - ha proseguito - lo stesso errore fatto con l’automotive e restare esclusi dai processi di innovazione.

Chiediamo una timeline precisa di phase-out in ogni settore, sostenendo quelli più complessi come il medico e il farmaceutico. È necessaria un’alleanza tra istituzioni e imprese: la salute umana e la qualità della vita dei nostri figli dipendono dalle scelte che facciamo oggi».

Tra gli esperti, riferisce un comunicato, è intervenuto il professor Philippe Grandjean, docente di medicina ambientale, il quale ha sottolineato che «l’inquinamento da Pfas danneggia la salute umana ora e nel futuro, compromettendo le generazioni che verranno. Poiché la maggior parte di queste sostanze non si degrada, stiamo trasmettendo il conto ai nostri figli e serve quindi un controllo immediato sull’uso di Pfas».

Il professor Hans Peter Arp, del Norwegian Geotechnical Institute e della Norwegian University of Science and Technology, ha spiegato che «la rimozione del Tfa dall’ambiente è oggi estremamente difficile e costosa, e anche grandi investimenti nei sistemi di depurazione avrebbero solo un impatto marginale.

Per questo è necessario agire in chiave preventiva, attraverso il Piano d’azione per l’industria chimica europea e intervenendo nei punti di emissione industriale dove la mitigazione risulta più efficace».

Nel workshop è intervenuta anche Tatiana Santos, responsabile delle politiche sulle sostanze chimiche presso l’Eeb (European Environmental Bureau), che ha dichiarato: «Acqua pulita, cibo sicuro e un ambiente sano non sono privilegi, ma diritti fondamentali. Eppure il mancato intervento dell’Unione europea nella regolamentazione dei Pfas è letteralmente scritto nel nostro sangue, costringendo le famiglie a vivere nella paura di avvelenare se stesse e i propri figli, mentre le future generazioni sopporteranno i costi enormi dell’impunità aziendale e dell’inazione regolatoria.

L’Unione europea deve smettere di proteggere gli inquinatori e cominciare a proteggere le persone, vietando i Pfas, rendendo le imprese responsabili e impegnandosi per un’Europa libera da Pfas. Rimandare non è più un’opzione».

All’incontro hanno partecipato inoltre rappresentanti delle comunità colpite in Europa, tra cui il movimento Mamme no PFAS dall’Italia: «Stanno contaminando tutta l'acqua, ma noi siamo acqua. Se non la proteggiamo, distruggiamo la vita nostra e delle generazioni future»".

«C'erano anche i rappresentanti - si legge nel comunicato - di The Next Indians, gruppo nato recentemente in India dopo la pubblicazione dell’inchiesta del quotidiano The Guardian sul trasferimento degli impianti della Miteni, già responsabile di un esteso inquinamento da Pfas che ha contaminato acque e territorio in Veneto, a sud di Mumbai dove ha ripreso la produzione.

"La presenza della comunità indiana richiama con forza la responsabilità europea rispetto al trasferimento di produzioni indesiderate verso il Sud globale, troppo spesso destinatario silenzioso di costi ambientali e sanitari generati altrove", hanno commentato gli attivisti.

Le osservazioni della Commissione europea sono state affidate a Paul Speight, capo unità per le sostanze chimiche sicure e sostenibili al Directorate-General for Environment.

In Trentino un giro di vite contro gli Pfas è stato dalla consigliera provinciale di Avs Lucia Coppola, firmataria un paio di mesi fa di una interrogazione che fa riferimento alla «campagna “Acque senza veleni” condotta da Greenpeace, che ha evidenziato la presenza diffusa di Pfas nell’acqua potabile in tutte le regioni italiane.

Queste sostanze sono persistenti nell’ambiente e alcune di esse sono state riconosciute come cancerogene; in Italia, il problema è emerso con particolare gravità a partire dal 2013 nella “zona rossa” del Veneto (province di Vicenza, Padova e Verona, ndr), dove l’esposizione ai Pfas ha riguardato circa 150mila persone con potenziali gravi conseguenze sulla salute.

Anche nel territorio del Comune di Rovereto è stata rilevata la presenza di Pfas. Nel 2026 - sottolinea la consigliera provinciale - entreranno in vigore in Italia i limiti normativi previsti dalla direttiva europea 2020/2184, ma le più recenti evidenze scientifiche segnalano che tali parametri potrebbero essere inadeguati a garantire una protezione efficace della salute pubblica.

Alcuni Paesi europei come Danimarca, Paesi Bassi, Germania, Spagna, Svezia e la regione belga delle Fiandre hanno già adottato limiti più stringenti». «Greenpeace Italia - continua Coppola - ha lanciato una petizione per chiedere il divieto di produzione e utilizzo di Pfas e la loro sostituzione con alternative più sicure.

L’accesso ad acqua pubblica non contaminata è inoltre un diritto essenziale da garantire a tutta la cittadinanza», conclude Coppola.

Da qui la richiesta all’amministrazione Fugatti a sollecitare l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente (Appa) a «prevedere una comunicazione pubblica periodica, ad esempio semestrale, sugli esiti del monitoraggio della contaminazione da Pfas nel territorio comunale, a partire da giugno 2025; a valutare la possibilità di adottare limiti alla presenza di Pfas nelle acque potabili più restrittivi rispetto a quelli previsti dalla normativa europea, sulla base delle più recenti evidenze scientifiche e delle migliori pratiche adottate da altri Paesi europei, al fine di garantire una maggiore tutela della salute pubblica e dell’ambiente; a verificare se sul territorio provinciale esistano produzioni artigianali o industriali che potrebbero rappresentare un rischio per la contaminazione ambientale da Pfas».

Secondo un nuovo studio pubblicato sulla rivista Frontiers in aging a firma di Xiangwei Li, professore di epidemiologia alla Shanghai Jiao Tong University, i Pfas appaiono accelerare l'invecchiamento degli uomini.

Mentre effetti simili non sono stati osservati nelle donne. In particolare, a mostrare un'età epigenetica più avanzata, sarebbero i maschi tra i 50 ed i 60 anni, con forte presenza di queste sostanze perfluoroalchiliche e poifluoroalchiliche nel sangue: «Negli uomini piu' giovani o in quelli over 65 questa associazione non era statisticamente significativa e nelle donne il legame tra invecchiamento e pfas è  risultato più tenue e meno diffuso», ha osservato il ricercatore.

L'indagine è stata condotta su circa 350 partecipanti alla Us National Health and Nutrition Examination Survey dal Duemila. L'invecchiamento epigenetico rivela, tramite l'analisi di vari indicatori, l'eta' reale, biologica dell'organismo, che spesso non corrisponde a quella cronologica.

L'esposizione agli Pfas e ai Pfna appare quindi avere effetti negativi specifici sul sesso maschile.

Tra questi figurano: danni al sistema endocrino, al metabolismo, all'umore, alle capacita' riproduttive, alla qualità dello sperma. Mutazioni che aumentano di conseguenze i rischi di tumori e altre malattie.

Gli studiosi ipotizzano che le donne eliminino naturalmente parte di questi composti con le gravidanze e i cicli mestruali.

Il rapporto mette anche in evidenza i pericoli di nuovi composti immessi in circolazione piu' recentemente, proprio a fronte della messa al bando di vari Pfas negli ultimi anni.













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