Tumore del seno, 7 donne su 10 colpite anche da vampate di calore



Oltre il 70% delle donne che vivono con un tumore al seno soffre anche di vampate di calore. Un sintomo comune che ha un forte impatto sulla qualità della vita e che, insieme ai disturbi del ritmo del sonno, è tra i principali responsabili della ridotta aderenza alla terapia ormonale. Solo il 60% delle pazienti, infatti, assume regolarmente cure per evitare una recidiva di neoplasia e appena il 21% delle donne parla con il proprio oncologo di questo problema. Il tema è stato al centro di un media tutorial on line in cui sono stati coinvolti clinici e pazienti.
    "Le vampate sono collegate alla soppressione dell'asse degli estrogeni, perché la maggior parte delle donne giovani o in premenopausa" con tumore del seno "devono ricevere una soppressione ovarica e l'utilizzo di farmaci inibitori delle aromatasi vanno ad impattare sulla qualità di vita", ha spiegato Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione sviluppo di nuovi farmaci all'Ieo e docente di oncologia medica all'Università Statale di Milano.
    Una sintomatologia che incide anche sull'aderenza alle cure.
    "Molte donne per via del malessere generalizzato abbandonano o posticipano l'assunzione della terapia, senza capire che questo pregiudica la loro possibilità di guarigione - ha evidenziato Flori Degrassi, presidente nazionale dell'Andos (Associazione nazionale donne operate al seno) -. Inoltre i sintomi legati alla menopausa iatrogena", cioè indotta dalle terapie oncologiche, "che ha sintomi più importanti di quella fisiologica, ha un impatto sulla vita lavorativa di queste donne, che possono trovarsi a cambiare o abbandonare il lavoro".
    Per far fronte alla sintomatologia vasomotoria, è stato studiato un trattamento orale non ormonale: elinzanetant è una doppia terapia mirata a base di neurochinina (antagonista dei recettori Nk-1 e Nk-3) che migliora significativamente i sintomi vasomotori e la qualità di vita.
    "Nello studio 'Oasis 4', che ha incluso pazienti tra i 18 ei 70 anni che avevano sintomi vasomotori moderati o severi, si è riscontrata, dalla quarta alla dodicesima settimana di assunzione del farmaco, una riduzione di 6,5 episodi rispetto a chi assumeva il placebo - ha concluso Curigliano -. Questo è un esempio di patient-centric trial, ossia uno studio in cui il miglioramento della qualità della vita del paziente è l'obiettivo primario". 
   









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