Stefani licenziato dopo la squalifica
Calcio. Il Frosinone ha impugnato il contratto del difensore di Borgo Valsugana finito in una storia di presunti illeciti
TRENTO. Piove sul bagnato per Mirko Stefani, il difensore di Borgo Valsugana sino a qualche giorno fa tesserato con il Frosinone (di seguito spiegheremo perché parliamo al passato) e squalificato il 7 luglio scorso dalla Corte di Giustizia Federale nell'ambito dello scandalo legato al calcioscommesse. E la sentenza emessa nei giorni scorsi dal Collegio Arbitrale potrebbe aprire scenari imprevedibili per tutti i calciatori condanati dalla Giustizia Sportiva. La vertenza era stata aperta dal Frosinone, nella persona del presidente Maurizio Stirpe il quale, impugnando il provvedimento, aveva dato mandato all'avvocato Grassani di chiedere l'interruzione del rapporto di lavoro con il giocatore. L'accordo che legava Stefani al club ciociaro era di tipo biennale (il difensore trentino era arrivato la scorsa estate dalla Reggiana, società nella quale aveva militato per parecchie stagioni) e, con una sentenza resa pubblica nella giornata di mercoledì 29 agosto (il pronunciamento c'era stato il martedì 28 agosto) , il Collegio presieduto da Nicola Pozio ha stabilito che la società Frosinone ha il diritto di rescindere unilateralmente dal contratto con il giocatore. Il dispositivo parla esplicitamente di "ragione valida per interrompere il rapporto di lavoro" (il giocatore era nelle file della società gialloblù a partire dall'agosto 2011) a decorrere dall'8 luglio 2012 (ovvero il giorno seguente alla condanna), riconoscendo al club laziale il diritto di chiudere ogni discorso con il giocatore e d'interrompere ogni pagamento a partire dal 5 luglio 2012. Stefani, classe 1984 e cresciuto nel settore giovanile del Milan (per lui anche una presenza in serie A all'ultima giornata del torneo 2002/2003, pochi giorni prima del successo rossonero in Champions League a Manchester) è stato squalificato in relazione a due partite di Coppa Italia di Lega Pro, ovvero Cremonese-Monza del 27 ottobre 2010 e Pisa-Monza dell'8 dicembre 2010, quando l'ex capitano della Reggiana militava tra le fila della Cremonese. Il nome di Stefani era stato fatto esplicitamente da Carlo Gervasoni, uno dei “grandi pentiti” (assieme a Masiello e Carobbio) dell'inchiesta sul calcioscommesse: a fine 2011 Gervasoni aveva indicato il 28enne difensore trentino come uno dei partecipanti alla combine e, allo stesso tempo, colui il quale aveva consegnato materialmente il denaro promesso ai giocatori del Monza coinvolti nell' “affare” riguardante la prima delle due partite sopracitate. Questa sentenza crea un precedente assolutamente rilevante, considerato l'elevato numero di giocatori implicati nello scandalo del calcioscommesse: la condanna per illecito sportivo (e forse anche per omessa denuncia?, ndr) da qualche giorno costituiscono infatti giusta causa per l'interruzione del rapporto di lavoro tra società sportiva e i tesserati ritenuti colpevoli dalla Giustizia Sportiva. (d.l.)