Mosna: "Il segreto dell'Itas? I giovani leoni"
Il presidente soddisfatto per la sesta finale consecutiva: "Per vincere servono ragazzi affamati che poi diventano campioni"
TRENTO. Sei finali scudetto di fila, tante quante Modena e Treviso degli anni Ottanta e Novanta e dietro solo alle sette della Sisley di inizio secolo. Kaziyski e compagni, in attesa di sapere domani sera se affronteranno Piacenza o se servirà gara-5 nell'altra semifinale scudetto contro la Lube Macerata, stanno scrivendo pagine di storia di questo sport. Facendo entrare il ciclo di Trentino Volley di diritto nel libro dei record dell'italica pallavolo.
«Chiaramente è sempre difficile raffrontare diverse epoche storiche – commenta Diego Mosna, presidente della società di via Trener – è vero ci sono similitudini con i grandi club del passo del volley nazionale, ma sono cose che guardiamo poco. A noi interessa andare avanti nel futuro, passo dopo passo, e conquistare successi non solo in campo ma anche a livello organizzativo, il tutto sempre in relazione con la stabilità economica che la società deve avere».
Erano i cicli Panini, Ferruzzi, Mediolanum e della generazione dei fenomeni, la pallavolo di oggi invece deve fare i conti con la crisi economica.
«Oggi ci sono difficoltà non paragonabili ad allora, il mondo è cambiato ed anche lo sport deve prenderne atto. Come Lega Pallavolo serie A abbiamo spinto sull'obbligatorietà del settore giovanile per i club di serie A ed ora con il blocco delle retrocessioni che, toccando ferro, ci permette di chiudere la stagione con i conti dei club in ordine e spendendo meno degli esercizi precedenti».
Il segreto di questi vostri risultati?
«Non ci sono segreti, è un percorso fatto da più componenti. Che poi sono le persone che hanno creduto nella nostra crescita e fatto le cose con serietà ed affrontando con severità i problemi. E poi c'è la grande forza del reparto tecnico, che ha saputo scegliere fra potenziali campioni dei giocatori giovani che adesso sono diventati, in effetti, dei campioni. Così è nata questa squadra che, personalmente, non ho più aggettivi per definirla».
Quindi anche in futuro si punterà sull'esplosione di giovani emergenti?
«Certo, quando prendiamo un giocatore oltre alle normali valutazioni tecniche ne scaviamo a fondo anche nel carattere. Per capire quale sarà la sua reazione inserito in un gruppo affiatato e che ha una propria storia e caratteristiche ben definite che non intendiamo modificare».
Giovani affamati di vittorie come erano Raphael o Birarelli, per fare degli esempi.
«Il primo veniva dalla A2 e da un solo anno di A1 con Vibo mentre Emanuele non era nemmeno titolare a Verona, o come Bari stesso che arrivava da una retrocessione a Gioia del Colle. Gli esempi sono tanti. La vera scommessa è trovare i giocatori giusti, tecnicamente e caratterialmente, per inserirli nei nostri meccanismi».
Si dovrà partire dal rinnovo di Rado Stoytchev, in molti dicono che ormai sia cosa quasi fatta.
«Mai dire mai nello sport, ma sinceramente penso che un accordo sul suo rinnovo lo troveremo presto».
Fra gli altri meriti dati a questo staff c'è anche quello di saper preparare le partite a puntino: spesso è capitato in una serie di soffrire la prima partita ma poi di prendere in mano i giochi dalle gare seguenti.
«Il V-Day può essere un terno al lotto, ma al meglio delle cinque partite vince sempre la squadra più forte, a meno di infortuni o situazioni particolari. In una serie le sconfitte non vengono per caso, in una partita secca invece può accadere».
Adesso Piacenza o Macerata?
«Le rispettiamo perché sono entrambe due grandi squadre, ma non temiamo nessuno. Sappiamo di avere le nostre chance contro tutti, per cui aspettiamo e vediamo quale sarà la nostra avversaria».