Dro, è avere "fame" la ricetta di Soave
Ma dopo il primo successo stagione il nuovo tecnico frena: "La strada è ancora lunga"
TRENTO. Autostima, cattiveria agonista, determinazione e applicazione. Poi arrivano i sistemi di gioco, i ruoli e quant’altro legato all’aspetto tecnico – tattico. «Le fortune di un calciatore dipendono soprattutto dalla testa, poi arrivano le gambe e tutto il resto. Nessuna percentuale, preferisco portare il mio esempio. Le mie capacità erano quelle che erano, eppure in carriera ho segnato una decina di gol tra i professionisti e quasi 200 in serie D. Come? Lottavo su ogni pallone, mi sacrificavo, mi applicavo e non mollavo nemmeno dopo il triplice fischio».
La strada verso la salvezza è ancora lunghissima («serviranno almeno 40 punti») ma intanto, in un solo pomeriggio, il Dro ha trovato la prima vittoria stagionale, ha abbandonato l’ultimo posto in classifica e scavalcato Fontanafredda e Sacilese. Non male, anzi benissimo.
In tre giorni Cristian Soave ha già “trasformato” il Dro?
«Nemmeno per sogno – esordisce l’allenatore gialloverde – per quello servono mesi e tanto lavoro. In tre giorni si poteva fare ben poco e i ragazzi sono stati esemplari per impegno e atteggiamento. Domenica, dopo l’appello da parte dell’arbitro, ho ricordato loro quello che gli ho già ripetuto sino alla nausea: se gli avversari usciranno con i tre punti dal campo, soprattutto il “nostro”, sarà solamente perché hanno dimostrato di essere più forti. Non dovrà mai accadere che il Dro perda perché non ha dato tutto. Siamo meno bravi rispetto agli altri? E allora dobbiamo compensare le carenze tecnico – tattiche con l'intensità, la fame e la determinazione. Contro il Tamai abbiamo disputato una buona partita, rischiando poco o nulla e lavorando bene nella fase di non possesso».
Però è apparso evidente che la squadra era disposta diversamente in campo e questo ha dato i propri frutti.
«Ho apportato qualche modifica, dopo essermi confrontato con i giocatori, ma credo che la differenza l’abbiano fatta la compattezza e la voglia di vincere. Prendete il nostro gol: dopo 45 secondi Colpo è andato in pressione sul difensore centrale avversario e ha vinto il contrasto permettendo a Gilli d’involarsi verso la porta del Tamai. Ecco, nella grinta di Colpo in quella circostanza c’è lo spirito che dovremo mettere in campo in tutte le sfide, ad iniziare da quella di mercoledì contro il Calvi Noale. Il giocatore “forte” di testa è quello che, un’ora dopo la partita, pensa già a quella successiva. Cullarsi sugli allori è sempre controproducente».
Dica la verità: in panchina lei è un leone in gabbia. Domenica, se avesse potuto, si sarebbe cambiato e avrebbe giocato.
«Sì sì – se la ride – lo confesso. Soprattutto negli ultimi dieci minuti, quando c’era bisogno di tenere il pallone lontano dalla nostra porta, “sportellando” con i difensori del Tamai».
I giocatori devono avere “fame”. E Soave ne ha?
«Tantissima. Da calciatore mi sono tolto parecchie soddisfazioni (ha vinto due campionato di serie D, con Mantova e Pordenone e ha sempre raggiunto la doppia cifra in serie D, ndr) e adesso voglio fare lo stesso da tecnico».
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