Colaci, libero di mare che vince in montagna
L'azzurro della Energy T.I. in redazione: "Bene a Forlì, ma la squadra da battere è Macerata"
Colaci, i numeri parlano chiaro: a Forlì ha giocato un partitone, 79% di ricezione positiva con il 50% di perfette, più qualche difesa che non guasta. Proprio in casa del suo ex compagno di squadra Andrea Bari.
Con Baretto siamo sempre ottimi amici, è una grandissima persona. Mi ha insegnato tanto, soprattutto mi ha fatto capire cosa significa giocare in una squadra come Trento.
Adesso però l’allievo ha superato il maestro, anche in Nazionale.
Questo non lo so, lui rimane sempre un libero fortissimo. La Nazionale è sempre stata un mio obiettivo, quest’anno finalmente l’ho raggiunta prendendo parte alla spedizione ai Mondiali. Non è andata benissimo, ma la maglia azzurra resta il sogno di qualsiasi sportivo.
A proposito: la Fipav ha confermato il commissario tecnico Berruto. È contento?
Certo, egoisticamente parlando, perché appunto dopo tanti anni è l’allenatore che mi ha portato in Nazionale. Magari il prossimo anno non ci tornerò, ma in ogni caso non credo che il flop dei Mondiali sia interamente responsabilità sua, se siamo arrivati soli 13esimi è colpa di tutti.
Tornando all’allievo e al maestro, la scuola marchigiana di Andrea Bari è una delle più importanti d’Italia. E quella pugliese?
Io sono nato a Gagliano del Capo ma ho sempre vissuto ad Ugento. Nelle mie zone la pallavolo è lo sport più amato, fino a qualche anni fa le squadre di B1 e B2 non si contavano. La crisi si fa sentire, ma la Puglia vanta ancora Molfetta in SuperLega, Castellana Grotte e Alessano in A2. C’è una tradizione importante, specie nei fondamentali di ricezione e difesa: mi ricordo che mi sono stati inculcati fin dal minivolley. Corsano prima, il sottoscritto e ancora Rizzo a Milano, De Pandis a Monza e diversi altri liberi in A2 non possono essere un caso.
Lei è cresciuto a Ugento, in provincia di Lecce. Le manca il mare?
Tanto. Ormai sono alle mia settima stagione al Nord, tra Verona e Trento, e ci ho fatto l’abitudine. Vivo a Trento con la mia fidanzata Marisa, che è di Bari. Ma d’estate, appena possiamo, ce ne torniamo in Puglia. Sono un grande mangiatore di pesce, la pesca è la passione di famiglia, usciamo in barca all’alba e a pranzo mangiamo quello che abbiamo pescato, tendenzialmente branzini e orate.
E a Trento cosa le piace mangiare?
Mangerei tutti i giorni costine e stinco, anche perché in Puglia non si cucinano alla vostra maniera. Ma ovviamente non lo posso fare, il preparatore atletico della squadra non sarebbe d’accordo.
Come si allena un libero, da un punto di vista atletico?
Noi dobbiamo lavorare su reattività ed esplositivà. Abbiamo una scheda pesi simile a quella degli altri, ma puntiamo di più sulla velocità. L’esercizio che facciamo di più è lo squat, con alti carichi per la forza e carichi più leggeri e angoli maggiori per le nostre esigenze specifiche. Più ovviamente tutti gli esercizi di rapidità, come gli scatti.
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Stoytchev la martella?
Io lo conoscevo già benissimo, con lui l’allenamento va fatto al 100% dal primo all’ultimo minuto e non ammette il minimo errore. Del resto, vince chi ne commette di meno.
La preoccupa la prospettiva che Piacenza chiuda?
Diciamo che sono contento di essere in una società seria come Trento. Dopo tutto quello che si è detto l’estate scorsa su Piacenza non mi aspettavo che fosse ancora in queste condizioni, purtroppo invece il volley italiano è nuovamente alle prese con la crisi di una società storica, dopo la chiusura di Cuneo.
Con la vittoria di Forlì l’Energy T.I. Diatec Trentino ha scavalcato proprio Ravenna ed è salita sul podio della SuperLega, alle spalle di Macerata e Modena. Le due battistrada sono battibili?
Macerata ha delle certezze importanti, è vero che è partito Zaytsev, ma sono arrivati Fei e Sabbi: sono consapevoli della loro forza, saranno lì fino alla fine. Modena, invece, ha cambiato quasi tutto e, nonostante questo, vince tutte le partite. Ma sono curioso di vedere se saranno in grado di mantenere questo ritmo.
E Trento?
Noi siamo dove dovevamo essere, pronti a giocarcela con tutti.
Twitter: @mauridigiangiac