Beatrice, una divina che non fa commedie

La Valpiani trascinatrice di Trentino Volley: «Subito la serie A2 e pallavolista a tempo pieno»


Daniele Loss


TRENTO. Di nome fa Beatrice come la donna amata da Dante Alighieri che ispirò Vita Nuova al Sommo Poeta.
A lei, Beatrice Valpiani, alzatrice romagnola dalle mani d'oro, Orlando Koja chiede invece d'ispirare la Trentino Volley.
La Valpiani la pallavolo ce l'ha nel sangue. Una tradizione di famiglia visto che anche la mamma, la sorella e gli zii sono stati giocatori di ottimo livello. Basti pensare che lo zio (seppur acquisito) di Beatrice è un "certo" Stefano Recine, il direttore sportivo della Lube Macerata.
Poi è arrivata lei. Settore giovanile nella "mitica" Teodora («mi piacerebbe tornare a giocare lì, ma ad alto livello»), cinque anni in B1 a Forlì e, nell'estate 2009, l'approdo a Trento.
Personalità da vendere, la Valpiani è la "mente" della Trentino Volley femminile che guida imbattuta la B1 e sogna l'A2.
«E ci proviamo - ammette la 24enne romagnola - perché è l'obiettivo dichiarato e quello per cui fatichiamo tanto da agosto ad oggi. Speriamo... E io, l'ho già deciso, mi regalo un bel viaggio in qualche posto lontano».
Se non avesse fatto la pallavolista?
«Bella domanda e, sinceramente, non so cosa rispondere. Ho sempre considerato la pallavolo un lavoro e mai solamente un hobby. Ho studiato ragioneria ad indirizzo linguistico, parlo abbastanza bene inglese, tedesco e spagnolo, ma non riesco a dire cosa avrei fatto se non avessi puntato sul volley. E, tra l'altro, non so ancora ciò che farò una volta smesso. Se ci penso un po' mi preoccupo».
Si ritiene fortunata?
«Assolutamente sì perché mi guadagno da vivere facendo ciò che mi piace di più, ovvero giocare a pallavolo».
Dicono che sia molto brava a cucinare.
«È vero e mi piace un sacco mettermi ai fornelli. La specialità? Mah, faccio un po' di tutto e mi piace sperimentare».
E le compagne ne approfittano?
«Beh, quando organizziamo cene di squadra o in gruppo cucino io. Per il resto dò qualche consiglio a Fabiola (Facchinetti, ndr), la mia compagna di squadra che abita proprio di fronte a me».
Ad una romagnola è quasi superfluo chiedere se preferisce il mare o la montagna.
«In generale mare tutta la vita. Però ancora meglio è il mare d'estate e la montagna d'inverno».
Meglio la divisa della Trentino Volley e le scarpe da ginnastica o un l'abito da sera e il tacco alto?
«Entrambe. Sono totalmente a mio agio sia in abiti sportivi che in borghese. Mi molto piace vestire bene ed essere elegante e, anche quando entro in campo, sto attenta a come mi presento. Un filo di trucco ci vuole sempre».
Sempre femminile al massimo ma quando l'arbitro fischia è battaglia.
«Ah senza dubbio: è lotta serrata sino a quando non cade l'ultimo pallone. Fortunatamente, nel bene e nel male, quando sono sul parquet riesco a staccare la spina dal resto e non mi faccio condizionare dagli altri pensieri».
Il sogno nel cassetto: sportivo e non.
«Non voglio guardare troppo avanti e preferisco pensare all'immediato futuro. Sportivamente parlando, beh spero di vincere il campionato e salire in A2, mentre a livello personale sogno che la mia situazione sentimentale attuale diventi, per così dire... ufficiale».
Si vede, tra qualche anno, a fare la mamma?
«Sì, sì. I bambini mi piacciono moltissimo e mi piacerebbe averne tanti. Quanti? Quattro - cinque. Adoro le famiglie numerose come la mia».
È scaramantica?
«Abbastanza. Quando si gioca in casa mi piace avvicinarmi alla partita sempre nello stesso modo. Il pranzo è sempre quello, indosso sempre determinati indumenti per giocare. Poi ci sono altri piccoli riti, che però non svelo, altrimenti che scaramanzia sarebbe?».

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