IL FILM

Vincent Munier e il segreto di saper ascoltare il canto delle foreste

Emozioni e riflessioni sul rapporto fra gli esseri umani e il resto della natura, grazie all'opera del fotografo e cineasta francese, premiato per "Le Chant des Forêts" al Festival trentino: ci ricorda con le sue parole la necessità di conservare o di saper risvegliare la meraviglia tipica dell'infanzia, la capacità di ascoltare nel bosco, i ricordi degli insegnamenti familiari su come aprire occhi e orecchie per comprendere la bellezza stupefacente che ci circonda

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Emoziona e favorisce la riflessione intima ma anche l'immersione profonda in una dimensione necessaria alla sopravvivenza, un passaggio necessario per definire il rapporto fra gli esseri umani e il resto della natura, l'opera del fotografo e cineasta francese Vincent Munier, premiato per "Le Chant des Forêts" al Trento Film Festival.

Cone le sue parole sul senso di questa pellicola, Munier ci ricorda la necessità di conservare o di saper risvegliare la meraviglia tipica dell'infanzia, la capacità di ascoltare nel bosco, i ricordi degli insegnamenti familiari su come aprire occhi e orecchie per comprendere la bellezza stupefacente che ci circonda

Il film, ha spiegato, nasce dal desiderio di «risvegliare» quella capacità di meraviglia che si ha da bambini e che spesso si perde crescendo.

Chi più facilmente conserva questa meraviglia lo deve anche al clima familiare e al'educazione ambientale ricevuta: il regista, infatti, considera il film anche un gesto di gratitudine verso il padre, che gli ha insegnato come comportarsi nel bosco, dove tutto diventa una questione di sdaper osservare e ascoltare.

Trasmettere bellezza, stupore e capacità di aprirsi al mondo naturale di cui siamo parte, è il filo conduttore di questa bella pellicola che ci ricorda anche la necessità di tramandare, di mantenere un filo fra generazioni anche in termini di conoscenze e relazioni con la natura.

Si spiega quindi l'omaggio al padre Michel e il valore della trasmissione di quei saperi alla nuova generazione, al figlio Simon, nel solco della continuità della vita.

Vincent Munier, nato a Épinal nel 1976, si avvicinò alla fotografia di animali da adolescente e ha dedicato la sua carriera alla bellezza e alla fragilità della natura selvaggia. Nel cuore delle foreste dei Vosgi, ha imparato tutto dal padre Michel, un naturalista di professione che ha trascorso la sua vita osservando pazientemente la fauna selvatica nei boschi.

E ha capito anche l'importanza di questi mneccanismi intergenerazionali del sapere da trrasferrire e arricchire nel tempo.

Nella motiviazione della Genziana d’oro miglior film – gran premio Città di Trento, si legge: «Abbiamo dichiarato guerra alla natura, ma la perderemo. Eppure questo film ci dà speranza e ci dimostra che non è troppo tardi per riconnetterci a ciò che conta davvero.

Attraverso lo sguardo di tre generazioni, andando controcorrente rispetto ad una società che ha fatto della velocità e della performance le sue virtù cardinali, Le Chant des Forêts ci invita a riscoprire la pazienza, la lentezza, il silenzio, e a coltivare la trasmissione del sapere con poesia, saggezza e sensibilità.

Vincent Munier ci insegna ad aprire i nostri occhi, ma soprattutto le nostre orecchie. Ci invita a meravigliarci delle cose semplici che abbiamo davanti e sotto di noi. Non c’è bisogno di andare dall’altra parte del mondo: è sufficiente entrare nel primo bosco che ci capita a tiro e ascoltare il suo canto. Ognuno di noi può farlo. E porre fine, così, a questa guerra, facendo pace con la natura e con noi stessi»













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