arte

«Grido d’acqua»: l’installazione di ghiaccio di Marco Nones a Tremalzo

Inaugurata la scultura «effimera» con 11 uova di ghiaccio dell’artista svizzero-fiemmese: per il progetto Ledro Land Art



LEDRO. Si è levato un grido, un “Grido d’acqua”. La scenografica installazione di ghiaccio dell’artista italo-svizzero Marco Nones, che vive e lavora in Val di Fiemme, si è affacciata da ieri, 28 dicembre, sul Lago di Garda dal promontorio di Tremalzo, a quota 1665 metri.

Si tratta di un’installazione effimera che si inserirà nel progetto “Da Pur a Tremalzo”, promosso dal parco Ledro Land Art e sostenuto dal Comune di Ledro. 

Con l’intento di valorizzare il percorso che connette le due località ledrensi, Marco Nones è stato chiamato a creare un’opera di sensibilizzazione.

“Grido d’acqua” è l’installazione d’arte ambientale presentata ieri alle 11.30, accanto al Rifugio Garda di Tremalzo, il valico che collega la Val di Ledro al Lago di Garda.

L’opera effimera è effimera poiché è una sequenza di uova di ghiaccio, elementi scultorei che evocano l’origine della vita, sia nella forma, sia nella materia. Destinati a sciogliersi nel corso del tempo ed al sole.

«Ho accolto con entusiasmo l’invito di Ledro Land Art - spiega Marco Nones -. Per il promontorio di Tremalzo, che offre una vista meravigliosa sul Lago di Garda, ho scelto come elemento scultoreo l’uovo: il simbolo della nascita della vita. Anche l’acqua che lo compone è l’elemento primordiale che ha dato vita alla vita. L’osservatore è attratto dalla dissolvenza corale del ghiaccio, goccia dopo goccia. Lo scioglimento delle uova - dice Nones - appare disarmante, inarrestabile. La visione scatena l’istinto di voler fermare lo scorrere del tempo, e con esso la dissolvenza di un equilibrio fragile e prezioso, quello del nostro ecosistema».

Come scriveva il grande critico Philippe Daverio di lui: «Vi è nel lavoro di Marco Nones un sottile senso di sfida alle leggi della futilità umana. Vi è la voglia, forse inconsapevole, di tornare nella dimensione sciamanica».

Il professore si riferiva alla dimensione che ancora non separava l’uomo dal divino, e quindi “dalla misteriosa e insondabile natura”. 

Oggi i cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti. Dall’aumento delle temperature all’assenza di precipitazioni, dallo scioglimento dei ghiacciai alla carenza di neve sulle cime alpine, la situazione si fa sempre più critica. 

Anche in Trentino la scorsa estate, per affrontare una grave siccità, si è reso necessario limitare l’utilizzo di acqua, quest’ultima un elemento primario prezioso e irrinunciabile che a volte si tende a dare per scontato ma sul quale è necessario porre maggiore attenzione.

Marco Nones, l’autore dell’installazione, è conosciuto per le sue numerose e prestigiose opere ma anche per essere fondatore del parco RespirArt di Pampeago.

I lavori di Nones, residente in Val di Fiemme, sono stati ospitati in luoghi e occasioni illustri come Assisi nel Museo della Porziuncola, Arte Sella, Istituto Culturale Italiano di Praga, Château de Ratilly e Armel Soyer Alps Gallery a Megève (Francia), Expo 2015, Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento, Piazza Duomo di Trento, Casa Bagatti Valsecchi a Milano, Galleria Zanuso di Milano, la città etrusca di Cosa a Ansedonia, Museo San Rocco di Trapani; inoltre, l’artista ha già collaborato con Ledro Land Art nel 2014 creando l’opera “Coni d’ombra”.

La presentazione di “Grido d’Acqua” rappresenta l’appuntamento conclusivo di una più estesa rassegna di eventi culturali e didattici che si sono tenuti, durante il 2022, nel parco Ledro Land Art e nelle location Malga Cita, Cà de Mez, Bocca di Casèt e Tremalzo.

“Grido d’acqua” è una rivistazione della analoga opera che Nones portò un anno fa Milano: nel cortile di Casa Bagatti Valsecchi, in via Santo Spirito 7. Anche quella una osservazione degli elementi della natura che si sviluppava in un'installazione di 11 uova di ghiaccio.

«Sia la forma sia la materia rappresentano la nascita della vita sulla Terra - spiega l'artista -. La dissolvenza corale di questi simboli primordiali appare disarmante, inarrestabile. La visione scatena l'istinto di fermare lo scorrere del tempo, e con esso la dissolvenza di un equilibrio sacro, prezioso. Quello del nostro ecosistema» aveva detto Nones a Milano. 

Poco prima l’aveva presentata alla Bolzano Art Week, in ottobre.













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