Cervino: 160 anni fa la prima, tragica ascensione sul «più nobile scoglio d’Europa»
Sfidata e descritta da alpinisti e scrittori, questa colossale piramide di 4.478 metri fra l’italiana Valtournenche e la svizzera Zermatt fu conquistata dalla spedizione di Whymper (poi funestata da un incidente in discesa) sul versante elvetico e poco dopo da Carrel sull'altro. La storia della prima scalata è stata rievocata nello spettacolo teatrale «The Matterhorn Story» andato in scena a quota 2.582 metri, sul Riffelberg, con la celebre vetta sullo sfondo
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Con i suoi studi sull’estetica delle montagne, l’inglese John Ruskin (Londra 1819-Brantwood 1900) ha influenzato più di una generazione di alpinisti, plasmando raffinate immagini letterarie delle Alpi - fra tutte quella delle «cattedrali della Terra» - che gli sono sopravvissute.
Quella del Cervino («il più nobile scoglio d’Europa») è una delle più celebri, ma altri protagonisti della «riscoperta» ottocentesca delle Alpi hanno scritto pagine significative su questa colossale piramide di 4.478 metri che svetta fra l’italiana Valtournenche e la svizzera Zermatt.
John Ball (Dublino 1818-Londra 1889), autore delle prime guide alpinistiche a stampa delle Alpi, lo descrisse ad esempio come un picco formidabile: «Con un’audacia che sembra sfidare l’universo, si erge cinquemila piedi sopra i pendii innevati alla sua base, come se la sua massiccia struttura potesse reggere l’urto di un mondo in rovina».
Qualche anno prima uno scienziato scozzese intento a studiare i ghiacciai, il professor James Davis Forbes, aveva scritto del Matterhorn, nome svizzero della montagna, come dell’oggetto naturale più sorprendente che avesse mai visto: «Un inaccessibile obelisco di roccia».
Ma è a Ruskin che dobbiamo probabilmente le pagine più intense sul Cervino. Nel secondo volume della sua monumentale opera «Modern Painters», a proposito della sommità, scrisse: «È più o meno irregolare e spezzata, ma così vicina ad essere orizzontale che, dopo un attento esame dei dati da me raccolti sul Cervino, ho dei dubbi, al momento, su quale sia la sua sommità».
La vetta non era ancora stata salita e, nonostante non sia riuscito a raggiungere la cima del Rifferlhorn per avere un miglior punto di osservazione sul profilo del Cervino, Ruskin ne studiò la composizione rocciosa e descrisse minuziosamente i versanti della grande montagna, spingendosi anche sui ghiacciai che la attorniano.
Dopo aver messo piede sul ghiacciaio di Zmutt, ne scrisse in termini poetici: «Più in alto il ghiaccio si apre in larghi campi e solchi bianchi, duri, asciutti, con poche fessure se non proprio alla base del Cervino, che formano una strada silenziosa e solenne, la quale appare come fosse interamente pavimentata di marmo bianco; è larga quanto basta per far marciare un esercito schierato in battaglia, ma al tempo stesso tranquilla come la via della necropoli di una città sepolta e fiancheggiata da dirupi spiritati di un granito porpora pallido che sembra, nella sua estrema altezza, altrettanto insostanziale del blu profondo che lo delimita; l’intera scena è così silenziosa e immobile, così lontana, non solo dall’esistenza dell’uomo, ma anche dei suoi pensieri; e così priva di ogni forma di vita, alberi o erba, e così incommensurabile nel suo splendore solitario e nella sua mortifera magnificenza, da apparire come un mondo nel quale non solo gli uomini, ma anche gli spiriti non hanno più vita, mentre gli ultimi arcangeli, per costruire con l’enorme montagna il proprio monumento, si sono stesi al sole in un eterno riposo, avvolti, ognuno, in un bianco sudario» (John Ruskin, “Pittori moderni II”, Einaudi 1998).
La scena «silenziosa e immobile» non durò a lungo: nel 1865 - centosessant’anni fa (il 14 luglio) la fama di inaccessibilità del Cervino si sgretolò sotto i piedi di una comitiva di sette alpinisti, una prima salita talmente celebre da avere ispirato libri, film e ricorrenze celebrative.
Dopo vari tentativi ad opera di alpinisti stranieri (il fisico John Tyndall ma soprattutto l’incisore e disegnatore Edward Whymper) e italiani (la guida Jean-Antoine Carrel, il fratello Jean-Jacques e l’abate Gorret), l’inglese Whymper riuscì nell’impresa salendo dal versante svizzero insieme ai connazionali Lord Francis Douglas, Roger Hadow e Charles Hudson. Nel ruolo di guide, arrivarono sulla vetta Michel Croz di Chamonix e Peter Taugwalder, padre e figlio, di Zermatt.
Dalla vetta, Whymper vide Carrel sulla cresta del Leone; tre giorni dopo la grande guida della Valtournenche arriverà sulla cima aprendo la via (più difficile) dal versante italiano.
Nel corso della discesa avvenne la tragedia causata da una scivolata e dalla rottura della corda. Douglas, Hadow, il reverendo Hudson e Croz precipitarono lungo la parete nord, sfracellandosi sul ghiacciaio 1200 metri più in basso.
Dal 27 luglio al 23 agosto, ai 2.582 metri del Riffelberg (Zermatt) la storia della prima ascensione al Cervino è andata in scena nello spettacolo «The Matterhorn Story» di Livia Anne Richard, con Andreas Heinrich nei panni di Edward Whymper (qui sotto, il trailer, nelle foto sopra, lo spettacolo il mese scorso, tratte dal sito della produzione).