Comunità: nel solco di Giuseppe Šebesta, esploratore della valle dei Mocheni
In valle dei Mocheni l'incontro di studio dedicato all'in tellettuale trentino che ha indagato in profondità usi, costumi e tradizioni della nota isola linguistica germanofona di origine medievale. Lo studioso, scomparso nel 2005, fu anche protagonista di esplorazioni nel territorio alla ricerca di resti di attività minerarie e metallurgiche
Due giorni dedicati al grande studioso trentino Giuseppe Šebesta (1919-2005), in valle dei Mocheni, una zona simbolo anche della entnografia locale, in virtù delle specifiche caratteristiche storico-linguistiche (le antiche radici germanofone).
E proprio con una passeggiata tra masi e baite a Palù del Fersina e la visita guidata al museo Filzerhof a Fierozzo si sono concluse le due giornate di studio organizzate dal Museo etnografico trentino San Michele e dall’Istituto Culturale Mòcheno dedicate a Giuseppe Šebesta.
«La multiforme attività di Šebesta - si legge in un comunicato - è stata rievocata da esperti di diversi settori, dalla cinematografia all’animazione, dall’archeometallurgia all’etnografia.
ll pomeriggio del venerdì, a San Michele all’Adige, è stato dedicato alla museografia di Šebesta e alla sua vasta produzione cinematografica. Gli interventi hanno trattato gli aspetti originali dell’opera di Šebesta in relazione al contesto nazionale, ricordato i diversi musei – tra cui il museo a cielo aperto di San Michele – progettati, ma non realizzati, e ricostruito il ruolo del Museo di San Michele nella ideazione e istituzione del Museo Provinciale degli Usi e Costumi di Teodone.
Infine, si è dato conto delle recenti indagini nell’archivio personale conservato al METS e nelle fonoteche e videoteche nazionali, oltre che presso la Fondazione Angelini, che hanno permesso di ricostruire l’intensissima produzione cinematografica che impegnò Šebesta nella prima parte della sua vita, ben prima di occuparsi di etnografia.
Nella seconda parte del pomeriggio, alle relazioni scientifiche hanno fatto seguito le testimonianze di amici e colleghi che hanno conosciuto e lavorato con Šebesta: ricordi e gustosi aneddoti hanno tratteggiato una vivida immagine dell’uomo, offrendo al numeroso pubblico presente in sala un insolito ritratto a tutto tondo.
Pur avendo già conosciuto la valle essendovisi stabilito per due anni dal 1949, è dagli anni ‘60 che Šebesta si immerge completamente nella comunità locale, indagando usi, costumi, tradizioni, provando personalmente tecnologie, abilità manuali e esplorando il territorio alla ricerca di resti di attività metallurgiche.
I relatori a Palù hanno ripercorso le sue attività principali in valle, dalla raccolta di oggetti per il Museo di San Michele a quella di fiabe e storie confluite nel volume Fiaba – leggenda, edito nel 1973, dalle ricerche in campo metallurgico (La via del rame, 1990) alla serie di racconti editi nella Valle dei giganti (1959).
In diversi momenti delle due giornate di studio sono stati anche proiettati alcuni filmati realizzati da Šebesta e ricordato l’impegno del METS, dell’Istituto culturale mòcheno, della Soprintendenza della Provincia che in un progetto in corso finanziato dalla Caritro stanno svolgendo assieme alla Fondazione Angelini di Belluno, al Museo etnografico delle Dolomiti della provincia di Belluno e dell’Università di Udine un importante lavoro di ricognizione e messa a disposizione del pubblico dei lasciti di Giuseppe Šebesta.