Incassa la pensione della suocera già morta 

Mario Busana, originario di Castello Tesino che viveva nel Padovano, l’ha ritirata per 22 mesi dopo il decesso. Ma il Comune non aveva segnalato la morte all’Inps


di Cristina Genesin


CASTELLO TESINO. Un conto corrente cointestato con la suocera, negli ultimi cinque anni di vita in stato vegetativo. Un tracollo economico, complice la crisi, che non ha lasciato via di scampo. La testa finita chissà dove a causa di quella pioggia di guai e poi, forse, il pensiero che i mille euro al mese di pensione (aumentati della cosiddetta accompagnatoria) potevano essere indispensabili per tirare avanti. E per 22 mesi Mario Busana, 54enne originario di Castello Tesino, ma residente all’epoca dei fatti a Fontaniva in provincia di Padova, aveva incassato la somma erogata dall’Inps (un totale di 26.728 euro) anche se la suocera (Gina Maria Peruzzo originaria di Carmignano di Brenta) era già morta a 85 anni. Morta l’11 luglio 2014, mentre la sua pensione era stata incassata dal genero dal mese del decesso fino al maggio 2016, ovvero per 22 mesi, nonostante la scomparsa della beneficiaria, l’unica che aveva titolo per ottenere la somma. Alla fine l’ente previdenziale se n’è accorto ed è scattata la segnalazione in procura. Così Busana è finito sotto inchiesta per indebita percezione di erogazioni da parte dello Stato e il pm Federica Baccaglini ha sollecitato il rinvio a giudizio.

Davanti al gup Domenica Gambardella, il difensore dell’uomo (l’avvocato AlbertoMazzuccato) ha chiesto la cosiddetta messa alla prova, una modalità alternativa per pagare il debito con la giustizia arrivando a una pronuncia di proscioglimento attraverso un percorso di riparazione sociale. Un percorso proposto dall’Uepe (Ufficio esterno esecuzioni pena) che può prevedere a carico dell’imputato lavori di pubblica utilità a favore della comunità per un tot di tempo. La prossima udienzaè stata fissata per il 5 luglio: Busana ha chiesto anche la rateizzazione del risarcimento chiesto dall’Inps. Insomma secondo il difensore nessuna furberia da parte di Busana che, anzi, con la moglie (figlia della signora Gina Maria) aveva accudito con amore la suocera fino all’ultimo. Proprio in quel periodo la sua falegnameria era finita in crisi. Impossibile risollevarsi tanto che la banca aveva chiesto e ottenuto il pignoramento dell’abitazione di Fontaniva. La coppia si era trasferita a Castello Tesino dove l’uomo aveva un piccolo appartamento. Eppure quell’immobile era stato ingoiato dalle procedure esecutive costringendo i due a un trasloco nel Bassanese dove vivono in una modesta casa con 13 cani, sbarcando il lunario con piccoli lavoretti. Ma c’è un piccolo giallo: il Comune dove la signora Gina Maria è morta non avrebbe segnalato all’Inps il decesso. Una dimenticanza sulla quale la difesa potrebbe puntare per aver buon gioco.













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