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Val di Sole, il 22 dicembre 1956 il disastro aereo sul monte Giner

Oggi ricorre il 69° anniversario della tragedia in cui persero la vita tutti i 21 occupanti del velivolo Dakota DC 3 delle Linee Aeree Italiane, precipitato a 2.600 metri d'altitudine dopo aver inspiegabilmente deviato di 150 chilometri la rotta fra Roma Ciampino e Milano Malpensa. All'epoca la sciagura sollevò anche polemiche sulle indagini, da vari commentatori ritenute frettolose. A Ossana, nel famoso percorso dei presepi, c'è anche un allestimento che evoca l'incidente



Ricorre oggi, 22 dicembre, il 69° anniversario della tragedia dei cieli avvenuta nel 1956 sul monte Giner in val di Sole, quando un Dakota DC 3 delle Linee Aeree Italiane precipitò, a 2.600 metri d'altitudine, causando la morte di 21 persone: i quattro membri dell'equipaggio (il pilota Giorgio Gasperoni, il secondo pilota Lamberto Tamburinelli, il marconista Romano D'Amico, l'hostess Maria Luisa Onorati) e diciassette passeggeri.

Tra loro c'era il manager della Coca Cola, Harris Gray, e la moglie, provenienti dagli Stati Uniti.

Sull'aereo dovevano salire anche il principe Marcantonio Pacelli, nipote del papa Pio XII e presidente della LAI (dimessosi in seguito insieme ai vertici della compagnia), il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giuseppe Brusasca, ed il segretario della Cisl, Giulio Pastore, ma scelsero di restare a terra.

La LAI era stata fondata nel 1946, dopo la revoca del veto alleato alla ricostituzione dell'aviazione civile italiana, dalla compagnia aerea Transcontinental & Western Air, Fiat, Piaggio e Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali.

Gli aerei provenivano dalla flotta militare in disarmo e volavano nelle principali città italiane, tra cui anche a Bolzano.

Decollato dall'aeroporto di Roma Ciampino e diretto a Milano Malpensa, l'aereo, per cause inspiegabili, aveva deviato la rotta di 150 chilometri, precipitando - ironia della sorte - in una zona chiamata "Pale Perse".

A Ossana durante il Natale l'associazione Borgo Antico espone decine di presepi, tra i quali uno è dedicato a questa tragedia (foto sotto), realizzato tra gli altri da Luciano Dell'Eva, ex sindaco di Ossana.

Una voce registrata spiega che "sull'Italia spirava un vento gelido e il maltempo ostacolava l'attività di tutti gli aeroporti. Dopo un avvio relativamente tranquillo, il volo denuncia pesanti formazioni di ghiaccio. È l'inizio della tragedia".

Per le ricerche furono mobilitati 150 uomini del Soccorso alpino del Trentino ed alpini dell'Esercito. Venne attivato il Centro soccorso aereo militare di Milano Linate per far decollare un elicottero, ma le condizioni meteo non permisero il sorvolo. Alle 7 della mattina del 24 il relitto venne individuato sul monte Giner. Nelle operazioni rimasero feriti sette soccorritori. I resti dell'aereo e le vittime vennero raggiunti la mattina del 25 dicembre.

La compagnia, che aveva già subito altri incidenti che avevano anche provocato diverse vittime, fu messa in liquidazione nel 1957 e confluì nell'Alitalia che a quel tempo subiva la sua concorrenza avendo molte rotte internazionali.

Le indagini condotte dalla procura di Trento terminarono nel 1961 "per non luogo a procedere".

Il giornale Alto Adige scrisse: "Si evidenzia il contrasto stridente per le conclusioni dei giudici e quella della Commissione d'inchiesta del ministero dei trasporti. Qualcosa non torna e le indagini si svolsero in fretta fra grandi difficoltà e forse la corsa all'inchiesta non fu del tutto ortodossa".

Dubbi sulle indagini furono sollevati anche dal giornale La Giustizia che scrisse: "Le catastrofi degli arei della LAI si susseguono con un ritmo terrificante.

Quando la percentuale dei disastri è nel rapporto di uno a cento con la media comune a tutte le altre società è inutile tirare in ballo la fatalità. Vuol dire che c'è qualcosa che non va".

La LAI fu accusata di essere "in preda a dissidi interni, che avevano portato ad una paralisi organizzativa e i corsi di specializzazione dei piloti duravano pochi mesi per ragioni di economia".













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