«Vaia, i turisti snobbano i divieti»
La stagione estiva al tempo degli schianti. Il custode forestale Casanova lancia l’allarme: «Chiunque si sente in diritto di passare su sentieri chiusi, con gravi rischi». L’assessore all’ambiente Tonina: «Problema reale ma per tornare alla normalità serviranno alcuni anni»
Trento. Una cartolina dal Trentino che preoccupa. Turisti che fanno spallucce di fronte ai cartelli di divieto sui sentieri. Ciclisti che scavalcano gli sbarramenti sulla strade forestali reste intransitabili da Vaia, dai lavori di ripristino di tante porzioni di bosco che si stanno facendo. Ospiti che per non rinunciare ad un pezzo di escursione durante le vacanze mettono a repentaglio la propria vita: E gli ultimi temporali hanno addirittura acuito situazioni di emergenza, anche dove sembrava si fosse ritornati a una certa normalità:«Chiunque si sente in diritto di passare. Le ordinanze vengono asportate, gli ostacoli fissi vengono oltrepassati o aggirati, specialmente si finge di non vedere. Frotte di ciclisti che passano sotto le teleferiche, o incrociano camion carichi di legname, escursionisti che si inoltrano in sentieri chiusi da una chiara segnaletica. Quando queste persone incontrano un agente che si permette di fermarli e di spiegare loro perché non si può passare si alterano, urlano, offendono i pubblici ufficiali in divisa» lancia l’allarme Luigi Casanova, custode forestale in val di Fiemme, una vita a difesa della montagna. Ma non solo: «Queste persone affermano che glielo ha detto un amministratore di passare, o che lui può farlo perché è un accompagnatore di bikers (i ciclisti si stanno dimostrando la categoria più aggressiva) e che comunque stanno attenti e non hanno bisogno di imparare nulla. Prima che accada qualcosa di grave, prima di dover affrontare incidenti, da subito è necessario che tutti gli operatori del territorio, il mondo legato al turismo, si renda conto della gravità dei pericoli presenti nei boschi devastati , dove sono aperti cantieri forestali di ogni tipo», chiude Casanova.
Manca la percezione
La sindaca di Predazzo, Maria Bosin, offre un contributo ulteriore alla discussione sui danni di Vaia e le ripercussioni sui turisti: «Il problema c’è e non è piccolo. Soprattutto qui, dove ci sono tantissimi schianti, ci rendiamo conto che il turista non ha quasi mai la percezione di quello che è accaduto con la tempesta di fine ottobre. Quasi nessuno si è reso conto, prima di arrivare in valle , della portata dei danni. Noi abbiamo cercato di fare delle serate di sensibilizzazione (abbiamo un progetto che parte ora con delle mostre sul tema) ma anche di offrire delle proposte alternative. Le dico la verità: uno dei miei timori più grandi e che qualcuno si faccia male andando per funghi, avventurandosi nel bosco come faceva in passato. Ho anche pensato di non concedere i permessi per la raccolta, ma poi non me la sono sentita. Vedo però che molte persone, dopo un momento di smarrimento e di sconforto, arrivano a commuoversi per quello che è successo e reagiscono bene. Vogliamo fare capire ai turisti che abbiamo bisogno anche di loro per tornare come eravamo un tempo. Chi ci capisce, e sono tanti, alla fine avrà ancora voglia di tornare».
Non è questione di controlli.
Conclusione affidata al vicepresidente della Provincia, nonché assessore all’ambiente, Mario Tonina. Cui sottoponiamo anche il problema di una presenza di guardie e custodie forestali forse non sufficiente di fronte alla necessità di controlli tanto estesi: «Il numero degli operatori forestali negli anni, è vero, è stato ridotto ma in questa particolare situazione non è questo il tema. Ci sono cartelli molto chiari che è sufficiente leggere e che indicano i sentieri, le strade forestali che non si possono percorrere, per non mettere a repentaglio la propria salute e quella degli operatori chiamati a lavorare in condizioni spesso disagevoli. Vero è che molti turisti ammettono di aver sentito che in Trentino era successo qualche cosa nello scorso autunno ma la maggior parte si è resa conto di cosa fosse Vaia solo dopo essere arrivata qui, della portata della devastazione in particolare in Fiemme, Fassa, Primiero, in parte della Valsugana. E si tratta di territori frequentatissimi in questi giorni. Quello che va spiegatoè che per tornare alla normalità ci vorranno alcuni anni, per asportare il legname serve tempo. Va detto ai turisti che certi sentieri cui erano abituati semplicemente non ci sono più. Il rischio di avventurarsi dove non è consentito c’è ed è molto elevato. Le risorse ed il personale per tornare alla normalità ci sono ma occorre tempo» osserva Tonina.