Luci e ombre della quinoa il superfood del momento 

La tesi di laurea. Margherita Dalpiaz, istruttrice di fitness, si è laureata con un lavoro  dedicato a questo alimento: «Molto digeribile e con proprietà anti-invecchiamento»


Martina Bridi


Trento. Con la tesi “analisi del mercato della quinoa: luci e ombre sul superfood del momento” margherita dalpiaz si è laureata lo scorso 27 settembre in amministrazione aziendale e diritto all’università degli studi di trento.

Attualmente lavora come istruttrice di fitness e a febbraio partirà per un’esperienza di studio-lavoro in australia con l’obiettivo di perfezionare l’inglese.

Margherita, perché la quinoa è considerata un “superfood”?

“E’ priva di colesterolo e di facile digeribilità?. Dal punto di vista della composizione, rappresenta una fonte naturale di proteine vegetali dall’alto valore nutrizionale, grazie alla combinazione di aminoacidi essenziali. Inoltre è ricca di minerali e vitamine e contiene interessanti componenti metilati ad azione “anti-invecchiamento”.

Chi sono i principali produttori?

“Perù, Bolivia e Ecuador. La quinoa è coltivata e consumata da oltre 5000 anni dagli abitanti delle Ande ad altitudine comprese tra 3800 e 4200 metri”.

Qual è l’andamento della produzione di quinoa?

“Dal 2008 al 2015 la produzione è aumentata del 235% nei principali Paesi produttori. I dati di Faostat rilevano che nel 2015 la produzione del cosiddetto “grano de oro de los incas” ha raggiunto le 194.000 mila tonnellate, il Perù si è consolidato il primo produttore mondiale e il prezzo al produttore in Bolivia e in Perù, nel periodo 2008-2014, è cresciuto del 348%”.

Quali sono state le conseguenze?

“L’aumento del prezzo ha portato benefici ai contadini sudamericani. Purtroppo però l’intensificazione della produzione ha provocato anche conseguenze negative dal punto di vista ambientale: sono diminuiti gli allevamenti di lama e è aumentata la tendenza a seminare ogni anno sullo stesso terreno generando un processo di erosione accelerata. Per di più i produttori utilizzano prodotti chimici e fertilizzanti di scarsa qualità provocando l’inquinamento del prodotto, del suolo, dell’aria e delle riserve di acqua e di conseguenza impoverendo il terreno”.

Cosa è successo nel 2014?

“Si è rilevata una drastica diminuzione del prezzo medio al produttore e della produzione nei principali Paesi sudamericani, rispettivamente del – 67 % e – 24 %, e la riduzione dei prezzi ha provocato una diminuzione del valore lordo della produzione. Questo calo potrebbe essere spiegato dal fatto che negli ultimi anni la produzione e la coltivazione di questa pianta si è diffusa in più di 70 Paesi tra cui Francia, Inghilterra, Stati Uniti. Di conseguenza i Paesi occidentali riescono a soddisfare la richiesta di quinoa senza ricorrere all’importazione dal Sudamerica”.

E l’Italia?

“E’ uno dei principali Paesi importatori di quinoa dall’Europa. Negli ultimi anni, l’ammontare della quantità importata è cresciuto gradualmente (nel periodo 2013-2017, da circa 1000 a quasi 4000 tonnellate). Sono sicuramente cambiate le abitudini alimentari, grazie al cambio di mentalità? dei consumatori che vedono il cibo come fonte di benessere e si approcciano alla propria alimentazione in modo più selettivo. Inoltre un numero sempre più alto aderisce alla pratica alimentare vegetariana e vegana. Secondo il Rapporto Eurispes 2018, nel periodo 2014-2017 il numero di vegetariani e vegani in Italia è aumentato e arrivato fino a 4 milioni e 560 mila (pari al 7,6% della popolazione). Anche il numero delle persone malate di celiachia è in costante aumento, secondo i dati della Relazione annuale del Ministero della Salute”.













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