salute

La Fondazione Mach: "I crauti a tavola fanno bene e possono ridurre lo stress"

Anche i laboratori della Fem in una ricerca mondiale: aiutano la salute mentale le diete con combinazione di fibre vegetali e fermentati, dallo yogurt al kefir e i cavoli in salamoia



SAN MICHELE. C’è anche la Fondazione Mach nella rete di istituti di ricerca che ha completato un innovativo studio su dieta e salute, coordinato dalla University College Cork. I risultati? Una dieta mirata riduce stress e ansia, ed è merito degli «psicobiotici».

Cosa sono? Microrganismi benefici che si affiancano ai probiotici, e che operando lungo l’asse microbiota - intestino - cervello contribuiscono a migliorare le prestazioni del sistema nervoso umano.

Da questa ricerca, che in FEM ha coinvolto l' Unità di Metabolomica del Centro Ricerca e Innovazione con l'analisi dei biofluidi umani, arriva un’ ulteriore conferma dei benefici prodotti da questi microorganismi, compiendo un ulteriore passo nella direzione di un intervento preventivo o curativo di sindromi quali depressione, Alzheimer, autismo o disturbi da stress in generale.

Dalla ricerca emergono, in particolare, 4 elementi principali in grado di migliorare la salute mentale: gli acidi grassi omega-3, i polifenoli, le fibre e gli alimenti fermentati. Si può realizzare una dieta bilanciata, senza dovere assumere integratori, semplicemente associando ad una dieta mediterranea elevate dosi di alimenti fermentati, come crauti, yogurt, kefir e kombucha.

«Con tutte le necessarie limitazioni date dalla durata dell’indagine e dalle dimensioni esigue del campione di studio è possibile affermare che una dieta mirata può rappresentare un valido strumento nella riduzione di stress, ansia e depressione - afferma Andrea Anesi, ricercatore FEM-. Questa ricerca segna una svolta importante e un punto di partenza per ulteriori approfondimenti sulle potenzialità associate all’adozione di diete mirate per il trattamento dei disturbi mentali».

È la combinazione di fibre vegetali e cibi fermentati, a sviluppare gli psicobiotici. Lo studio ha considerato non singoli alimenti, ma la combinazione articolata di cibi fermentati e fibre vegetali, in somministrazioni ripetute lungo l’arco della giornata e per un periodo medio-lungo (4 settimane). Una vera e propria dieta variata, caratterizzata dunque dalla presenza di ingredienti come cavoli, porri, cipolla ed aglio, mele, banane e piccoli frutti, cereali integrali, legumi e cibi fermentati che favoriscono lo sviluppo dei microrganismi psicobiotici nell’intestino.

L'attività ha riguardato l'analisi dei biofluidi umani (plasma e urine) per la quantificazione mirata dei cataboliti di aminoacidi essenziali e per i metaboliti sintetizzati dal microbiota intestinale grazie ad un protocollo innovativo. G. Z.

 













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