Consulenze e software, assolti i vertici del Parco
Corte dei conti. Direttore, presidente e comitato accusati di aver acquistato un programma gestionale “inutile”. Ma per i giudici le scelte erano legittime: non c’è stato danno erariale
Trento. Tutti assolti. Si sono conclusi così i due processi, per presunto danno erariale, che hanno visto a giudizio i vertici del Parco Adamello Brenta: l’ex direttore Silvio Bartolomei, l’ex sostituto direttore, Massimo Corradi e gli allora componenti della Giunta esecutiva Joseph Masè (attuale presidente), Floro Bressi, Fausto Cattani, Ruben Donati, Matteo Masè, Matteo Motter, Ivano Pezzi, Bruno Simoni, e Stefano Zanini. Tutti difesi, ad eccezione di Bartolomei e Corradi, dagli avvocati Alessandro Urcioli e Gianpiero Luongo.
Il primo procedimento - 62.167 euro il danno erariale complessivo contestato - riguardava l’acquisto a trattativa diretta di un software gestionale per potenziare le dotazioni esistenti. Secondo l’accusa, un acquisto “inutile” e dettato da presunti rapporti che l’ex direttore Bartolomei ha con l’azienda fornitrice. Un legame - secondo l’accusa - dettato dalla comune provenienza territoriale: Padova. Non solo, secondo la Procura il Parco avrebbe dovuto valutare altre soluzioni sul mercato o rivolgersi alla società in house della Provincia, Trentino Digitale.
Per quanto riguarda l’utilità effettiva del software, i giudici hanno rilevato come già a dicembre 2015 (mesi prima della delibera finita nel mirino e dell’arrivo del nuovo direttore), all’atto dell’insediamento, il presidente Joseph Masè aveva indicato come urgente un maggiore controllo dei centri di costo, per rispondere alla contrazione delle risorse ma anche per andare incontro a specifiche richieste della Provincia, soprattutto in relazione ai finanziamenti. Un’indicazione che per altro era arrivata anche dal Collegio dei revisori dei conti. La Procura ha osservato come una sola licenza su dieci fosse effettivamente utilizzata dall’ente (a dimostrazione dell’inutilità), ma secondo i giudici questo rilievo è stato fatto troppo presto, quando il software non era ancora a regìme, a differenza di quanto accade invece oggi. Sulla scelta della ditta, sempre i giudici sottolineano che Bartolomei ha il pedigree per scegliere con competenza il prodotto migliore e che non ci sono elementi per ravvisare un vantaggio personale, mentre per quanto riguarda altri prodotti sul mercato non vi è prova che siano migliori di quello scelto. Da qui l’assoluzione per tutti.
Il secondo procedimento riguarda una consulenza (11.419 euro) per l’introduzione del controllo di gestione, con un corso di formazione per i dipendenti del Parco. Due i rilievi mossi dalla Procura: anche in questo caso la scelta dell’ente viene tacciata come “inutile”. Secondo la Procura, tra l’altro, questo atto è strettamente legato all’acquisto del software. Un dettaglio importante, perché farebbe lievitare la cifra complessiva dell’operazione oltre i 46mila euro, cifra oltre la quale non è possibile procedere a trattativa diretta: lo scorporo dei due interventi, secondo l’accusa, non era pertanto casuale. Non sono d’accordo i giudici, rilevando come si tratti “al contrario, di incarichi ben distinti sia per l’oggetto che per i contraenti”.
Per i giudici la consulenza è stata legittima (in assenza di competenze interne al parco) e anche in questo caso giustificata da quell’esigenza di razionalizzazione indicata dal presidente Joseph Masè.G.F.P.