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Tragedia di Crans Montana, a Cortina stop ai "fuochi" nei locali pubblici

Il sindaco della celebre località turistica bellunese, Gianluca Lorenzi, ha firmato il «divieto di utilizzo di fiamme libere e articoli pirotecnici nei locali pubblici». Nell'ordinanza il Comune ampezzano richiama l'incendio nel bar della cittadina alpina in Svizzera, che ha causato 40 morti e 116 feriti durante la festa di Capodanno 

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La tragedia di Crans Montana, la strage di giovani causata da un pauroso incendio nel bar Le Constellation durante la festa di Capodanno, sta avendo, oltre a un diffuso cordoglio, anche l'effetto di un monito sulla sicurezza, spingendo le istituzioni a ragionare su ulteriori iniziative.

È il caso di un'altra rinomata località alpina, la dolomitica Cortina d'Ampezzo (Belluno), che dopo quanto accaduto nella cittadina turistica svizzera ha deciso di varare un giro di vite contro i fuochi: il sindaco Gianluca Lorenzi, ieri ha firmato un’ordinanza sul tema, intitolata «Divieto di utilizzo di fiamme libere e articoli pirotecnici nei locali pubblici».

In sostanza, si fa un salto di qualità nella prevenzione, visto quanto drammaticamente accaduto nel noto centro turistico elvetico, per molti versi simile alla "perla delle Dolomiti", tra grandi feste con molte persone, arredi di legno e una diffusa tendenza a rendere sempre più frizzanti anche le ore trascorse non sulla neve ma nei locali pubblici, come bar, ristoranti e disco-pub, con il rischio di esagerare e di creare situazioni pericolose.

D'altra parte i video (vedi il fotogramma in basso) che mostrano tragicamente l'innesco del rogo mortale di Crans Montana sono eloquenti su un certo tipo di spettacolarizzazione, con quelle fontanelle pirotecniche sulle bottiglie di champagne che finiscono per incendiare i pannelli fonoassorbenti del soffitto del bar in cui si trovavano moltissimi adolescenti, causando 40 morti e 116 feriti.

Nell'ordinanza cortinese si spiega che l'obiettivo è appunto prevenire e eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e tutelare l’integrità fisica della popolazione, visti «i recentissimi tragici eventi accaduti in un locale pubblico sito nella località turistica svizzera di Crans-Montana».

Si menziona, nel documento municipale, «la diffusa usanza di usare fiamme libere e articoli pirotecnici nei locali pubblici per festeggiamenti ed eventi di diverso tipo». Un'usanza che evidentemente deve preoccupare e dunque è «necessario e urgente» intervenire con questo divieto relativo a strumenti «che possono, anche in maniera assolutamente incidentale ed involontaria, creare gravi pericoli per le persone, come dimostrato dal sopra accennato tragico evento di Crans-Montana».

Si tratta, dunque di alzare il livello di prevenzione, tramite un atto immediato, che arriva a un mese dal via dei Giochi olimpici invernali nella località bellunese (che si svolgeranno sulle Dolomiti anche in val di Fiemme e in Alto Adige ad Anterselva).

L'ordinanza fa cenno anche a «ulteriori ingenti danni economici» che «possono determinarsi a carico del patrimonio pubblico o privato in conseguenza del potenziale rischio d’incendio discendente dall’accensione incontrollata di articoli pirotecnici ad effetto illuminante».

Ieri, intanto, tantissimi giovani hanno partecipato ai funerali di cinque delle sei vittime della strage di Crans Montana. «Abbiamo sete di verità, l'Italia si costituisca parte civile», dice il padre di Chiara Costanzo.

A Milano anche il saluto ad Achille Barosi. «Era felice, l'ultimo saluto è stato un bacio», ha ricordato la madre di Riccardo Minghetti dopo le esequie a Roma. In chiesa anche la sorella di Riccardo, Matilde, 15 anni, scampata al rogo e che quella notte lo ha cercato invano.

A Bologna la cerimonia per Giovanni Tamburi: «Portavi la luce in ogni persona», hanno detto i suoi compagni di scuola.

Il funerale di Sofia Prosperi, 15 anni, la vittima più giovane, celebrato a Lugano. Oggi a Genova la cerimonia per Emanuele Galeppini. I legali della famiglia chiedono chiarezza: «Non aveva ustioni, diteci come è morto». 

Frattanto, piovono ncritiche sulla procura generale del Cantone Vallese: attacchi, riferisce l'agenzia Ansa, sulle indagini condotte da Beatrice Pilloud e dai suoi quattro procuratori su quanto è accaduto alle 1.30 del primo gennaio nell'interrato del disco bar Le Constellation, a Crans-Montana, dove sono morte 40 persone, di cui 6 italiani, e sono rimasti feriti 116 giovani, tra cui 16 connazionali.

Tra le critiche, quelle di un eccessivo garantismo nei confronti di Jacques Moretti e Jessica Maric, i proprietari del locale, che, a quasi 48 ore dalla tragedia, la procuratrice Pilloud aveva definito «ancora innocenti» e che ora sono indagati per omicidio, lesioni e incendio involontari.

«L'ambasciatore italiano ha ragione, i proprietari del Constellation dovevano essere arrestati subito, per 24 ore, affinché si potessero fare delle perquisizioni e raccogliere le prove», attacca l'avvocato vallesano Sébastien Fanti.

Secondo il legale «questa inchiesta parte male, sono stato l'avvocato di Luca Mongelli e ho un po' l'impressione di rivivere la stessa cosa. Nell'affaire Mongelli era partita male, qui parte male», dice ancora Fanti, evocando una vecchia, drammatica e irrisolta storia di mala-giustizia svizzera, che nel 2002 ebbe come protagonista il bambino italiano Luca Mongelli, diventato tetraplegico e cieco dopo una violenta e misteriosa aggressione, di cui venne data una poco credibile responsabilità al cane di famiglia.

«Dobbiamo poter assistere alle udienze a cui ora non possiamo partecipare», spiega il legale che lancia un appello alla giustizia italiana: «Considerato il numero di vittime italiane al Constellation, in base a una competenza residuale sarebbe opportuno verificare la possibilità di avviare un procedimento penale anche in Italia, così come è stata aperto un procedimento in Francia».

E proprio dall'Italia arriva forte una corale richiesta di giustizia. I genitori di Emanuele Galeppini, il giovanissimo campione di golf morto a Crans-Montana, vogliono capire «come è morto Emanuele» perché «il suo corpo non mostrava alcun segno di ustione, era perfettamente integro».

Per Andrea Costanzo padre di Chiara, anche lei vittima della strage, «l'Italia ha dimostrato umanità e sensibilità veramente notevoli, però adesso è ora di dimostrare professionalità ed efficienza e scoperchiare tutto quello che c'è».

Mentre secondo lo zio di Chiara Prosperi sua nipote «è stata vittima di una gravissima ingiustizia perché è morta per una strage evitabile».

Il primo a parlare, nei giorni scorsi, di una tragedia evitabile è stato l'ambasciatore italiano in Svizzera Gian Lorenzo Cornado che a breve incontrerà le autorità del Canton Vallese per fare il punto sulle indagini: «Sarò a Sion - conferma - per avere incontri con tutte le autorità locali, da quelle governative a quelle di polizia e quelle giudiziarie, per acquisire informazioni sulle indagini». 













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