IL CORDOGLIO

Giuliano Stenghel, il ricordo della Sat attraverso la voce di tre alpinisti: "Un uomo generoso"

Parlano Marco Furlani, Mauro Mazzola e Bruno Spagnolli (foto Facebook)



ROVERETO. E' grande lo sconcerto di tutto mondo alpinistico per la scomparsa di Giuliano Stenghel, caduto da una scogliera ieri, 14 agosto, sull'Isola di Tavolara, in Sardegna. Cordoglio viene espresso dalla Sat "per la perdita, non solo di un compagno di cordata per qualcuno, ma per tanti soprattutto di un amico".

La Sat ricorda i suoi trascorsi come istruttore della Scuola di Alpinismo e Scialpinismo Castel Corno di Rovereto, ma si concentra soprattutto sull'aspetto umano: "Ciò che rimane nel cuore dei più è proprio il personaggio Stenghel, estroverso, generoso, infaticabile nelle innumerevoli iniziative di solidarietà con l’Associazione Serenella e nella ricerca di nuovi e difficilissimi itinerari alpinistici sulle nostre montagne e non solo sulle nostre".

E sono in molti i soci della Sat a volersi unire al cordoglio della presidenza del sodalizio con il racconto di un aneddoto, un episodio, un ricordo che li ha accomunati, o avvicinati a “Sten”.

Con Marco Furlani, era competizione sempre e dovunque ma sana, rispettosa ed anche amicizia autentica: “Siamo stati io, lui e Sergio Martini a traghettare l’alpinismo classico verso l’arrampicata in falesia, alla fine degli anni 70. Ricordo che quando nel 1978 chiuse i battenti la funivia della Paganella, dove noi ragazzi andavamo ad arrampicare, siamo rimasti tutti senza pareti abbastanza vicine da scalare – ricorda Furlani – e così sull'onda della Yosemite Valley abbiamo scoperto la Valle del Sarca. Lui faceva il rappresentante aveva l'automobile e per noi “boci” era già un mito, anche per la sua simpatia, la sua originalità. Ma il ricordo più bello per me rimane quello legato all'uomo, alla sua generosità, alle serate per la raccolta fondi con l’associazione Serenella. Ha lasciato un vuoto davvero incolmabile”.

Un altro rappresentante della Sat che lo ricorda con affetto è Mauro Mazzola istruttore anch’egli della Scuola di Alpinismo Castel Corno di Rovereto. “Lo guardavo con immensa ammirazione all’oratorio Rosmini, noi ragazzini giocavamo a calcio, lui già ventenne si esercitava in trazione su tutti i muri che trovava, la febbre alpinistica era in piena esplosione. Un aneddoto che girava nell’ambiente su Giuliano è che fu il primo ad usare gli zoccoli, disteso sulla teleferica dalla val Brenta al rifugio Tuckett, per arrivare più in fretta all'attacco delle pareti”.

Più istituzionale ma egualmente commosso è il ricordo del presidente della sezione Sat di Rovereto, Bruno Spagnolli: “Nell’organizzazione delle sue serate non mancava mai di coinvolgere la sezione, era un trascinatore, esuberante, entusiasta. Dopo la morte della prima moglie la sua fede divenne per così dire granitica, era molto devoto della Madonna e non perdeva occasione per portarla sulle cime delle sue montagne”.

Colpiti anche il vicepresidente della SAT Roberto Bertoldi, anch’egli istruttore, la presidente Anna Facchini e la vicepresidente Elena Guella,  i quali si uniscono al cordoglio di tutta la comunità alpinistica nella vicinanza alla moglie ed alle figlie di Giuliano.













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