«Con 10 visitatori al giorno non può esserci un futuro» 

Il presidente Laezza è quasi brutale: «Altissima qualità ma nessuna attrattiva. L’esempio da seguire è quello del Muse: prova che anche la cultura ha mercato»

di Luca Marsilli
ROVERETO. Molti dati e un po’ di storia, ma alla fine della relazione di Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico, al consiglio comunale restano soprattutto due punti cardine: il Museo è in fase di trasformazione, per puntare non solo a produrre cultura ma anche a venderla, seguendo l’esempio clamoroso del Muse di Trento; i numeri attuali di visitatori sono quasi imbarazzanti, e non rendono merito né al valore dell’istituzione roveretana, né agli sforzi economici necessari per mantenere attivo il “Civico”. Il senso si capisce subito con una lettura brutale dei dati: da bilancio, un anno di Museo Civico costa quasi due milioni (1 milione e 810 mila euro) e nel 2018 le due sedi di palazzo Parolari e Palazzo Alberti hanno visto rispettivamente 4.652 e 2.289 visitatori: fa 6.941 visitatori. Sono 260 euro investiti per ogni biglietto staccato.

Ovviamente è una lettura ignorante: c’è tutta una attività didattica (quasi 20 mila ragazzi coinvolti), ci sono eventi come la Rassegna del Cinema Archeologico (2.940 spettatori) e soprattutto c’è una attività scientifica di altissimo livello, riconosciuta in tutta Italia. Che significa prestigio ma anche peso nel mercato delle sponsorizzazioni private e in quello delle relazioni con le altre istituzioni museali italiane. Ma il problema c’è, e Laezza è stato chiarissimo: “L’eccellenza culturale del Museo è sancita dalla sua storia e dal suo presente: non è in discussione. Ma la sua capacità di attrarre visitatori è pressoché nulla”. La direttrice Alessandra Cattoi è stata ancora più esplicita: “I numeri dei visitatori non sono soddisfacenti. Né pensando a quello che vale il nostro Museo dal punto di vista culturale, né pensando a cosa ci costa». In altre parole, la cultura è certamente un valore in sé, ma in un’ottica contemporanea deve anche produrre valore economico per la città. Col Museo Civico che deve essere in grado di contribuire ad attrarre visitatori e la città che, a sua volta, deve promuoversi e lavorare per portare turisti. Oggi sia l’uno che l’altra da questo punto di vista hanno fatto troppo poco o male: sta di fatto che non ci sono né turisti né visitatori del museo.

Tra l’altro, ha notato Laezza, la vecchia convinzione che nessuna istituzione culturale possa fare anche economia è smentita da un esempio clamoroso che abbiamo quasi in casa: quello del Muse. Dove grazie ad una impostazione innovativa, attentissima al marketing e alla comunicazione, discostandosi certamente da quella che poteva essere l’idea originaria di museo, si fanno numeri straordinari, suscitando l’ammirata in tutta Italia. Un modello da imitare, per quanto possibile, ma soprattutto la dimostrazione che fare turismo ed economia con un museo, si può. Ed è quello che la Fondazione vuole fare, potenziando la comunicazione e puntando sull’innovazione tecnologica, pur senza rinunciare all’altissima qualità scientifica e culturale che sono state la forza del Museo Civico fin dalla nascita, nel 1851. Meno di dieci visitatori medi al giorno sono avvilenti, anche pensando a questa storia gloriosa.

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