«Le telefonate non bastano fateci rivedere i nostri cari» 

Il caso. Romeo Bombardelli non vede la propria madre, ospite nella Rsa di Dro, dal 5 marzo «Ha preso il Covid, ed è guarita, Ma non possiamo vederci, nemmeno da dietro la recinzione»


Nicola Filippi


Alto garda. Le case di riposo e le case di cura dell’alto garda e ledro sono state autentici focolai di contagiati durante la pandemia da sars-cov-2. le croci sono state decine su decine. ora ci sono pure le inchieste della procura di trento e rovereto per capire le ragioni di così tante morti.

Per i parenti è stato un periodo di estremo dolore e smarrimento. le regole contro la diffusione del contagio hanno impedito loro di poterli salutare per l’ultima volta prima della cremazione. ma ora, calata l’ondata di contagi e soprattutto di morti all’interno delle rsa, i parenti cominciano a battere i pugni. reclamano un briciolo di libertà per i loro cari: «le videotelefonate non sono più sufficienti, i nostri cari hanno bisogno di vederci, altrimenti ora rischiano di morire di solitudine», dicono al Trentino.

Rsa nella fase 2

Romeo Bombardelli abita a Drena. Ha deciso di farsi portavoce del senso di malessere che sta serpeggiando fra i parenti che hanno ospiti nelle case di riposo dell’Alto Garda e Ledro. «Da 5 marzo scorso io e mia sorella possiamo dialogare con mia madre solo con videochiamate, grazie alla gentilezza di qualche operatore amico - racconta - lei era abituata a vederci due volte al giorno, a pranzo e cena, quando l’accompagnavamo anche a dormire. Ma adesso mia madre, che è stata pure colpita dal virus e l’ha superato bene, avrebbe voglia di vederci da vicino. Ma in casa di riposo continuano a dirci che non è possibile».

La solitudine è un rischio

La signora Maria Teresa Michelotti compirà 84 anni a dicembre. Ha superato il Covid-19, come tanti altri ospiti della casa di riposo: «Ora sta meglio, ma durante l’emergenza stava iniziando a perdere la testa - racconta ancora Romeo Bombardelli - perché, tutto d’un colpo, si è ritrovata a letto, sedata, circondata da persone bardate. L’ha superata bene, perdendo una decina di chili di peso, ma adesso, quando telefoniamo, la prima cosa che ci chiede è: “Quand’è che venite a trovarmi?”». E questo, racconta Bombardelli, accade anche ad altri familiari. «Abbiamo provato anche a contattare politici che siedono in consiglio provinciale, per poter smuovere la situazione, ma non c’è nulla da fare. Ci dicono che ci sono ancora troppe morti ed è pericoloso».

Il contatto visivo è d’oro

«Non è chiedere tanto, ma adesso - spiega ancora Bombardelli - mia madre è negativa, sta bene, come tanti altri. Speriamo che i sani vengano divisi da quelli ammalati». Un giorno Bombardelli scopre che la madre è nel giardino esterno, a prendere aria. «Ho caricato mia sorella in auto e ci siamo precipitati a salutarla dal cancello principale - racconta - nemmeno il tempo di fare un saluto che è arrivata la superiora e ha fatto rientrare tutti all’interno della struttura. Ieri era una bella giornata: ero sulla strada esterna, pubblica. Ma mi hanno chiesto comunque di allontanarmi. Ma digo mi: No podo veder me mama da ’na ramada? Ma stente a scherzar? Ora, basta!»

















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