Lettera di “Più Democrazia Trentino” al sindaco di Levico Terme 

«Limitare i referendum, limita i diritti»

Levico terme. Sulla vicenda del referendum proposto da Impegno per Levico e Lega, bocciato in consiglio e subito riproposto dal comitato cittadino per i referendum, divenuto quindi di iniziativa...



Levico terme. Sulla vicenda del referendum proposto da Impegno per Levico e Lega, bocciato in consiglio e subito riproposto dal comitato cittadino per i referendum, divenuto quindi di iniziativa popolare, interviene anche Daniela Filbier, presidente di Più Democrazia in Trentino, con una lettera al sindaco Gianni Beretta, inoltrata per conoscenza anche al Difensore civico della Provincia.

«I referendum – scrive Più Democrazia - sono elementi obbligatori dello Statuto comunale e il loro esercizio è un diritto politico dei residenti aventi diritto di voto. La norma regionale non pone alcuna limitazione all’oggetto dei referendum, tranne l’ovvia disposizione che debba riguardare questioni di competenza comunale. Ogni limitazione rappresenta una restrizione dei diritti politici dei cittadini, e come tale non può essere arbitraria. Per questo la Commissione per i referendum deve avere particolare cura e attenzione nel giudicare circa l’ammissibilità dei quesiti referendari, affinché per via interpretativa non ne risulti una ancora più arbitraria limitazione dei diritti politici».

Alla bocciatura del secondo quesito, poiché ritenuto in contrasto con le norme urbanistiche, Più Democrazia fa presente che «il risultato del referendum non è di per sé una modifica del piano urbanistico, ma unicamente una indicazione politica. Vale la pena per altro ricordare che i piani territoriali e urbanistici sono modificabili in qualunque momento, per scelta politica. Anzi, l’indicazione dei contenuti di principio di questi piani rappresenta una delle scelte politiche principali che il Comune e i suoi organi possono fare. E il popolo è, nelle parole di Mortati in costituente “il più qualificato organo politico dello Stato democratico”. Risulta evidente che la scelta politica e il piano urbanistico che eventualmente ne consegue sono due atti diversi. Il primo precede e indirizza il piano, ma non è coincidente. Non ammettere il quesito rappresenterebbe quindi una grave, illogica e arbitraria limitazione della possibilità dei cittadini di orientare le scelte politiche comunali. E la motivazione posta a base della esclusione rappresenta una arbitraria interpretazione estensiva della norma statutaria». F.Z.













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