I navigatori satellitari concentrano il traffico su poche strade
Il risultato è che i benefici ambientali in termini di riduzione dell'inquinamento atmosferico tendono a calare fino addirittura a invertirsi quando l'60-80% degli utenti adotta i suggerimenti del gps
I navigatori satellitari tendono a concentrare il traffico su un numero ristretto di strade, in genere le arterie principali di una città, con il risultato che si attenuano fino ad annullarsi i benefici ambientali attesi.
Non solo: se la soglia degli utenti che adotta i suggerimenti supera il 60-80% possono prodursi effetti collettivi indesiderati sulla mobilità urbana e aumentare le emissioni di CO2 nell'area.
È quanto emerge dallo studio condotto congiuntamente da Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione A. Faedo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isti), Università di Pisa e Scuola normale superiore di Pisa nell'ambito del progetto City-AI Coevolution, finanziato dal Mur, e pubblicato sulla rivista Nature Communications.
Gli effetti sulla diversità dei percorsi e sulle emissioni di CO2 sono state valutare attraverso le simulazioni di traffico effettuate al computer a Firenze, Milano e Roma e basate sulle indicazioni fornite da Google Maps, TomTom, Bing Maps e Mapbox e i dati GPS di veicoli privati.
Il range andava da 0% (nessun veicolo seguiva le indicazioni di un servizio di navigazione) al 100% (tutti i veicoli guidati da un navigatore).
Mappe del traffico a confronto -senza utilizzo del navigatore e con utilizzo del navigatore- relativamente alle città di Milano (fonte: Cnr-Isti, Università di Pisa, Scuola Normale Superiore)
«I risultati indicano che, all’aumentare del tasso di adozione, la diversità dei percorsi diminuisce in modo significativo», spiega Luca Pappalardo, primo ricercatore al Cnr-Isti. In partica i veicoli tendono a essere canalizzati verso un insieme sempre più ristretto di strade.
«Negli scenari di piena adozione - sottolinea Giuliano Cornacchia, primo autore della ricerca - la diversità dei percorsi diminuisce fino al 14% rispetto allo scenario in cui i suggerimenti non vengono seguiti. Inoltre, l’adozione dei navigatori tende a reindirizzare il traffico verso autostrade e grandi arterie».
Lo studio evidenzia inoltre che l'impatto ambientale dei sistemi di navigazione è sfaccettato: i benefici dipendono soprattutto dal livello di traffico e dal tasso di adozione.
«In condizioni di traffico leggero - precisa Dino Pedreschi, professore al Dipartimento di informatica dell’Università di Pisa - i navigatori riducono le emissioni di CO2.
Quando a seguire le indicazioni è tra il 60% e l’80% degli utenti, i vantaggi si attenuano, svaniscono, o possono addirittura invertirsi, come osservato in alcuni scenari simulati a Roma».