L'ANALISI

Come cambia l'agricoltura: meno parenti e più innovazione

Il comparto in Italia ha cambiato pelle, trasformandosi in un settore professionale, terziarizzato e tecnologico: a scattare la fotografia di questa silenziosa rivoluzione è il Focus Istat che tra il 2010 e il 2023 registra, in base agli ultimi dati completi disponibili, la scomparsa dell'immagine bucolica della famiglia riunita nei campi dall'alba al tramonto a favore di un profondo mutamento del "fattore umano"



L'agricoltura italiana ha cambiato pelle, trasformandosi in un settore professionale, terziarizzato e tecnologico, che spinge sull'innovazione. A scattare la fotografia di questa silenziosa rivoluzione è il Focus Istat dal titolo "Struttura produttiva, pratiche gestionali e forza lavoro delle aziende agricole", che tra il 2010 e il 2023 registra, in base agli ultimi dati completi disponibili, la scomparsa dell'immagine bucolica della famiglia riunita nei campi dall'alba al tramonto a favore di un profondo mutamento del "fattore umano".

A guidare la trasformazione c'è il vero e proprio crollo del lavoro familiare, calato del 75,3%: se tredici anni fa i parenti rappresentavano un terzo degli occupati, oggi si fermano al 13%.

Riempie il vuoto il lavoro salariato non familiare, salito al 41,7% della forza lavoro complessiva (2,49 milioni di persone totali, -35,6% rispetto al 2010).

Un cambio di passo sostenuto dall'apporto dei lavoratori stranieri, che costituiscono ormai il 14,5% degli occupati (con picchi del 24,5% nel Nord-est).

Nel dettaglio, ecco cosa scrive in sintesi l'Istat.

«Con questa Focus, l’Istat diffonde i principali risultati dell’Indagine sulla struttura delle aziende agricole (SPA). Le principali caratteristiche delle aziende agricole illustrate sono riferite alla gestione delle superfici e degli allevamenti, alla forza lavoro, alle attività connesse a quella primaria, all’irrigazione, alle fonti di ricavo e alla modernizzazione aziendale. 

L’Indagine SPA integra esigenze informative definite sia a livello europeo (Regolamento UE N. 2018/1091) sia a livello nazionale (Censimento permanente dell’agricoltura).

Le stime qui presentate fanno riferimento alla popolazione composta da tutte le aziende agricole attive a livello nazionale. Inoltre, trattandosi di un’analisi sull’evoluzione strutturale delle aziende agricole, il confronto temporale quando possibile è effettuato rispetto al 2010, se non diversamente specificato nel testo.

Principali risultati

    Nel 2023, il numero di aziende agricole attive in Italia è pari a 1.130.358 unità, sostanzialmente stabile rispetto al 2020 (1.133.023 unità), ma in significativa riduzione rispetto al 2010 (-30,3%).

    La Superficie agricola utilizzata (SAU) è pari nel 2023 a 12,3 milioni di ettari, in diminuzione sia rispetto al 2020 (-1,9%) sia al 2010 (-4,4%). La dimensione media aziendale decresce nei tre anni (10,9 ettari contro 11,1), risultando massima nel Nord-ovest (15,9 ettari) e minima al Sud (7,3). Nel 2023 scende al di sotto della metà (48,8%) la quota di aziende i cui conduttori coltivavano terreni esclusivamente di proprietà (73,3% nel 2010). 

    Tra il 2010 e il 2023, l’uso della superficie agricola si è spostato a favore dei seminativi, il cui peso è cresciuto dal 54,7% al 57,1%. Al contempo, sono i prati e pascoli ad aver ceduto quote di terreno (il loro peso è sceso dal 26,8% al 24,0%). Nel triennio dal 2020 al 2023, è inoltre cresciuta la percentuale di aziende con più di tre coltivazioni diverse (dal 16,2% al 17,9%).

    Nel 2023, le superfici agricole utilizzate irrigabili sono pari a 3,57 milioni di ettari, in diminuzione rispetto ai 3,75 milioni del 2010, ma la quota di SAU irrigabile sul totale si mantiene stabile (dal 29,2% al 29,1%). Si rileva invece una flessione, diffusa a livello territoriale, della quota di SAU effettivamente irrigata rispetto all’irrigabile (dal 64,5% al 61,3%). 

    Cresce dal 73,9% nel 2010 all’81,5% nel 2023 la quota di aziende che dichiarano di avere ricavi derivati dall’attività agricola (vendita di prodotti, attività connesse, sussidi): nel triennio 2020-2023, la percentuale di aziende che praticano almeno un’attività connessa alla principale è passata dal 5,8% al 6,0%. L’attività connessa più remunerativa è l’agriturismo (come hanno indicato il 35,6% delle aziende agricole), seguito dal contoterzismo con mezzi propri dell’azienda (11,9%).

    Nel 2023, le aziende agricole occupano 2,5 milioni di persone, con una flessione del 35,6% rispetto al 2010. Mentre i lavoratori familiari sono diminuiti del 75,3%, i non familiari sono cresciuti del 10,8%. I lavoratori stranieri sono il 14,5% del totale, nel Nord-est la quota più elevata (24,5%). 

    L’incidenza dei capi azienda giovani (meno di 40 anni) è ancora molto bassa: 7,9% (8,4% nel 2010). È invece in forte crescita la percentuale di capo azienda con diploma quinquennale o laurea, passata dal 24,0% del 2010 al 36,4% del 2023. In forte crescita la quota di aziende agricole informatizzate: dal 3,8% del 2010 al 18,5% nel 2023. Ma l’informatizzazione interessa più marginalmente le aziende al Sud (6,7% nel 2023)».













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