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Università di Trento, inaugurato l'anno accademico. Il rettore Deflorian: «Necessario aggiornare lo Statuto»

Nella prolusione, Francesca Bria ha parlato di sovranità digitale: «Accelerare la digitalizzazione non basta: dobbiamo darle anche una direzione e portarla verso la sostenibilità sociale e ambientale» (foto Università di Trento / Federico Nardelli)



TRENTO. Inaugurato questa mattina a Palazzo Prodi l'anno accademico 2022/2023, il 61/o dalla fondazione dell'Università di Trento. Nel suo intervento il rettore Flavio Deflorian ha ricordato la necessità di ripensare il ruolo dell'Ateneo in un contesto di crisi globale, ha invitato a una riflessione sulle potenzialità della delega provinciale e ha annunciato una revisione dello Statuto.

Nella prolusione, Francesca Bria ha parlato di sovranità digitale: "Accelerare la digitalizzazione non basta: dobbiamo darle anche una direzione e portarla verso la sostenibilità sociale e ambientale".

Il rettore - precisa una nota - ha poi fatto un riferimento specifico alla delega provinciale in materia di Università, sancita dall'Accordo di Milano del 2009 e alla necessità di aggiornare lo statuto di Ateneo. "In un decennio - ha proseguito Deflorian - è cambiato anche il quadro normativo nazionale di riferimento: circostanza che impone, quantomeno, un aggiornamento di alcuni aspetti del documento. È per questa ragione che abbiamo avviato un processo di revisione dello Statuto del 2012 teso a migliorarne alcuni aspetti e permettere di affrontare le sfide che l'Ateneo si troverà a fronteggiare. Questo processo avverrà attraverso un esteso confronto con la comunità accademica e con la Provincia".

Il presidente del Consiglio degli studenti, Edoardo Giudici, oggi nel suo ultimo intervento in carica, ha menzionato la concomitanza dell'avvio dell'anno accademico con le elezioni studentesche, che quest'anno si svolgono fino a domani. Dopo aver citato i risultati conseguiti dalla rappresentanza nei due anni di mandato, Giudici ha ricordato la difficile situazione lavorativa che attende chi si laurea in Italia: "Meno del 30% degli under 30 lavora. Di questi, quasi il 40% ha un titolo di studio superiore rispetto a quello richiesto. E lavorare spesso significa accettare stage non retribuiti, o pagati con un rimborso spese. Ecco perché ogni anno espatriano 31mila laureati e laureate. Se invece guardiamo ai bisogni di chi ancora studia, per venire incontro alle loro necessità basterebbe innovare un po' la didattica: sfruttiamo le possibilità che la tecnologia offre, aumentiamo le lezioni pratiche e i lavori di gruppo".













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