Via il taglio del 7%, più soldi ai sindaci 

Il provvedimento. Ripristinati i livelli di stipendio del 2010. Il “colpo” riuscito a Claudio Cia con un articolo nella legge di assestamento di bilancio  Le casse regionali però risparmieranno rispetto a nove anni fa per effetto degli accorpamenti dei municipi. La “forbice” fra Trentino e Alto Adige


Danilo Fenner


Trento. «per carità, non riparliamo di casta»: claudio cia, consigliere provinciale di agire, ha sufficiente esperienza sulle spalle per annusare già nell’aria le possibili “rogne”. inevitabile dunque che ieri mattina, subito dopo che il consiglio regionale aveva approvato la sua modifica alla norma attuale ripristinando le indennità dei sindaci ai livelli del 2010 (prima cioè del taglio del 7% nel 2013, sull’onda della spending review), cia mettesse subito le mani avanti. «diciamocelo chiaramente: chi mai vuole fare il sindaco oggi, con tutti i problemi, i rischi penali, il carico di burocrazia? lo hanno chiesto anche a me, per il comune di trento, ma ho detto di no: troppe incombenze. tornare all’indennità del 2010 non è chissà che, nell’ordine di una pizza in più al mese. ma è un segno, diciamo pure di riconoscenza, per le responsabilità e l’impegno che i primi cittadini mettono in campo ogni giorno».

Di fatto, è stato sufficiente a cia modificare la norma esistente eliminando il “taglio” del 7% introdotto dalla legge regionale 5 febbraio 2013 n. 1. lo ha fatto inserendo la modifica nella legge sull’assestamento di bilancio approvata ieri dal consiglio regionale.

Et voilà: dalla prossima legislatura i futuri sindaci beccheranno di più, cioè si intascheranno nuovamente quel famoso 7% decurtato. detto così pare semplice: e in effetti ieri mattina il “colpo” al consigliere cia è riuscito senza alcuna opposizione. evidentemente sono lontani i tempi della “spending review”, per la quale era stato incaricato carlo cottarelli. fatto sta che, ieri mattina, la questione in aula è scivolata via nell’indifferenza generale.

E dire che soltanto a un mese fa sembrava tutto bloccato: la richiesta di aumentare le indennità – avanzata dai sindaci altoatesini al consorzio dei comuni trentini e alla giunta regionale - si era infranta contro un muro. e si parlava di una proroga delle cifre esistenti anche per il mandato 2020-2025. un mese fa. ieri, quatto quatto, il colpo di scena.

Di che numeri esattamente stiamo parlando? paradossalmente, pur ripristinando i livelli del 2010, le casse pubbliche spenderanno meno per sindaci e assessori. in provincia di trento, 10 milioni 664mila 879 euro contro i 14 milioni 283mila 317 euro di prima del “taglio”. nel frattempo vi è stata infatti la riduzione del numero degli assessori e la riduzione del numero di comuni a seguito di fusioni, in origine 223, attualmente 175, con le fusioni in corso si arriverà a 166. idem per la provincia di bolzano: 14 milioni 200mila 336 euro contro i 16 milioni 267mila 324 euro di prima del 2013. anche in questo caso, per la riduzione del numero degli assessori.

Nella top ten dei sindaci più pagati in trentino figurano ovviamente quelli delle città: in ordine crescente, il sindaco di riva del garda prenderà (tutte le cifre sono lorde) 7.461 euro al mese, così come quelli di arco e pergine; il sindaco di rovereto 8.447; infine chi succederà ad andreatta a trento piglierà 9.432 euro.

A bolzano i sindaci un po’ più “ricchi” (sopra i 7.000 euro lordi al mese) sono qualcuno In più. sempre in ordine crescente: il sindaco di lana prenderà 7.480, ad appiano 8.152, a laives e a brunico 9.315, a bressanone 10.033, a merano 10.645 e a bolzano 13.312.

Fa un po’ impressione la differenza di trattamento economico fra i sindaci dei due capoluoghi. quasi a parità di abitanti e di “status” (quello di capoluogo di provincia, appunto) il primo cittadino di bolzano intascherà ben 4.000 euro in più.

Per il futuro, oltre al ripristino di quel 7% che era stato tagliato, si studia un modo per aumentare ulteriormente gli stipendi dei sindaci: lo ha detto ieri cia nel suo intervento in aula, specificando che la questione «è allo studio della giunta regionale».













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