Gli auguri di Bressan: «Felice per la nomina»

Il vescovo uscente: «Dobbiamo essere grati al Papa per questa scelta» E riguardo al suo futuro: «Rimarrò in Trentino, dove manterrò un incarico»

TRENTO. Emozionato lo era, anche se solo chi lo conosce bene poteva cogliere ieri un segno di quella emozione. Un filo di increspatura nella voce, gli occhi più lucidi del solito. Bressan non è tipo da svelarsi così, platealmente. Ma quando il suo successore gli è comparso al fianco, nell'introdurlo a parlare monsignor Bressan lo ha presentato come “assessore”, strappando com'è ovvio un sorriso generale. Un lapsus, prontamente corretto, che in un fine diplomatico come il vescovo uscente rivela quel “groppo” di commozione che fino a quel momento era riuscito a mascherare bene.

L’Arcivescovo monsignor Luigi Bressan lascia il suo incarico dopo quasi diciassette anni di episcopato. Nominato arcivescovo di Trento il 25 marzo 1999, fece il suo ingresso in Diocesi il 30 maggio 1999. Ora diviene Amministratore Apostolico fino all’ingresso del nuovo Arcivescovo; in seguito sarà Arcivescovo emerito. Ma se fosse dipeso da lui, sarebbe rimasto saldamente al suo posto per molto ancora.

A suoi più stretti collaboratori lo aveva detto più volte, nei mesi scorsi: mi sento bene, in forma, ho ancora molto entusiasmo e voglia di fare. Sapeva un anno di “prorogatio” oltre io fatidico termine dei 75 anni di età era l'unica concessione sperabile. Ora che anche questo termine è stato superato, di ritirarsi a vita privata Bressan non ci pensa neanche. «Assisterò il vescovo nominato in questi due mesi circa di transizione, lo aiuterò per quanto mi sarà possibile, d'intesa con i Consigli diocesani». E dopo, monsignor Bressan? Lui allarga le braccia: «Rimarrò qui, in Trentino. E forse manterrò qualche incarico». Ad esempio a livello della conferenza episcopale del Triveneto, che nel 2012 lo ha eletto vicepresidente e delegato per le comunicazioni sociali e i migranti. O a livello nazionale, la presidenza in seno alla Cei della Commissione salute e carità.

Il nome del suo successore lo ha saputo solo qualche giorno fa, all'inizio di febbraio: «Sono stato molto felice nell'apprendere questa nomina» spiega. «Don Tisi è stato molto generoso con la chiesa trentina, dobbiamo essere riconoscenti al Papa che lo ha scelto come nuovo vescovo».

Assediato dai giornalisti e dai fotografi, non ha voluto rilasciare interviste più articolate. Ha fornito solo qualche informazione tecnica, per così dire di servizio. «Non c'è una data ancora stabilita per l'insediamento del nuovo arcivescovo» ha spiegato. «Ora siamo in Quaresima, dovremo aspettare sicuramente dopo Pasqua. Ve lo comunicheremo nei prossimi giorni».

Giusto l'altro ieri era il suo settantaseiesimo compleanno. Un anno esatto di “proroga” da vescovo. Diciassette anni dopo la sua nomina ad “Arcivescovo metropolita” di Trento. Era il 25 marzo del 1999. Poche settimane dopo, il 30 maggio, faceva la sua entrata ufficiale in diocesi. Una successione non facile, quella con monsignor Sartori. C'era molta più fibrillazione nella base, allora, di quanta non ve ne sia stata in queste ultime settimane. A tal punto che perfino le veglie di preghiera organizzate spontaneamente in Duomo per “illuminare il Papa sulla scelta del successore” erano state lette come una sorta di presa di distanza dal vescovo Sartori. Bressan ha saputo unire laddove il suo predecessore aveva separato. Occorreva tutta la forza e la sagacia di un diplomatico per riuscire a trasmettere alla chiesa trentina un senso di sicurezza che forse le mancava. E diplomatico Bressan lo era davvero, non solo nei modi e nello stile. Il suo primo servizio come diplomatico della Santa Sede risale al 1971, come segretario della Nunziatura Apostolica di Seoul in Corea, e in quella di Abidjan dal 1974 al 1976.

E' solo l'inizio di una fulminante carriera da “globe trotter” della diplomazia vaticana.

Dopo una breve parentesi alla Segreteria di Stato ad occuparsi dei rapporti con gli organismi internazionali, nel dicembre 1978 Bressan è a Ginevra, presso l'Ufficio delle Nazioni Unite. Nel 1982 è in Brasile. L'anno successivo viene nominato Inviato Speciale della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa a Strasburgo.

Il 3 aprile 1989 è eletto Arcivescovo titolare di Severiana e Pro Nunzio Apostolico in Pakistan. Riceve l'ordinazione episcopale nella Cattedrale di San Vigilio, a Trento, il 18 giugno 1989, dal Segretario di Stato, cardinale Agostino Casaroli. Nel luglio 1993 è nominato Nunzio Apostolico in Thailandia, Singapore e Cambogia, e Delegato Apostolico per Malesia, Brunei e Myanmar.

(d.f.)