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Col nuovo tunnel, crescono le speranze di Magasa di diventare “trentina”

L’assessore Ossanna ha incontrato i sindaci di Magasa e Valvestino e ha assicurato l’impegno della giunta regionale per cambiare i confini. Il sindaco Venturini: siamo trentini da sempre 


di Fabio Peterlongo


TRENTO. Risale a fine settembre l’incontro tra l’assessore regionale con delega agli enti locali Lorenzo Ossanna e i sindaci dei comuni bresciani di Magasa e Valvestino, da due decenni impegnati in una battaglia politica per ottenere il passaggio delle due municipalità in territorio trentino.

L’assessore Ossanna ha assicurato l’impegno della Giunta regionale per favorire il cambio dei confini, già approvato nel 2015 sia dal Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige sia da quello della Lombardia, sulla scia dei referendum svolti nei due comuni nel 2008.

Ora però serve una legge del Parlamento per sancirne l'annessione.

Ma ad accelerare i tempi della politica arriva un’importante novità logistica: la Provincia di Trento ha annunciato entro la prima metà del 2022 l’appalto per la realizzazione di un tunnel che consentirà il collegamento diretto tra la Valle del Chiese e la Valvestino.

Attualmente Magasa, benché sia distante appena otto chilometri da Storo in linea d’aria, è collegata al Trentino solo da una mulattiera sterrata, del tutto impraticabile.

Per arrivare a Storo, i cittadini di Magasa e Valvestino sono costretti ad un lungo periplo di oltre 40 chilometri e circa un’ora di strada.

La zona è altrettanto isolata dai servizi della provincia di Brescia: le scuole superiori più vicine si trovano ad Idro, a circa mezz’ora di distanza, ma l’offerta è limitata ad un liceo scientifico ed alcuni istituti tecnici. Gli studenti con ambizioni differenti sono costretti ad andare almeno a Brescia, che dista un’ora e mezza di macchina.

I cittadini di Valvestino e Magasa vivono un duplice isolamento; da un lato quello dalla Lombardia, da cui si sentono abbandonati, e la difficoltà concreta di “ricongiungersi” con il Trentino, di cui si sentono parte per ragioni di natura storica: «Noi siamo trentini da sempre - ha evidenziato il sindaco di Magasa Federico Venturini - Il nostro abitato fu citato per la prima volta in un documento del 998 in cui si indicava Magasa come soggetto al Capitanato di Tione. Poi fummo feudo dei Conti di Lodron e parte del territorio trentino» fino al 1934.

Sindaco Venturini, che impatto avrà il tunnel sulle possibilità di annessione al Trentino?

Negli ultimi anni non abbiamo fatto pressioni perché per rendere realistico il passaggio al Trentino ci serve assolutamente la galleria. Manca totalmente una via di comunicazione diretta: siamo collegati con il territorio trentino da una semplice mulattiera sterrata.

Ma ora la galleria è nelle opere pubbliche previste dalla Provincia di Trento, per il costo di 34 milioni di euro, finanziati in parte dal fondo Comuni di confine, in parte dai fondi del nostro stesso Comune e in parte da Trentino e Lombardia. Ci dicono che gli studi geologici preliminari sono stati completati ed i lavori potranno cominciare. Se in effetti viene realizzata la galleria, il nostro ritorno in Trentino è il passo successivo ed è fondamentale.

Dal punto di vista delle procedure politiche e legislative, qual è la situazione?

L’assessore regionale Ossanna, con il quale ho avuto un colloquio poche settimane fa, ha annunciato il suo sostegno, come fecero prima di lui gli ex-assessori Molinari e Panizza. C’è stato il voto a favore del Trentino e anche della Lombardia. Quello che manca è una legge con cui il Parlamento sancisca il passaggio, perché si tratta di una materia costituzionale, in quanto entreremmo a fare parte di una regione autonoma.

Tuttavia su questo punto ho qualche perplessità, perché quando alcuni comuni veneti vollero passare al Friuli-Venezia Giulia, che è pure regione autonoma, non ci furono tutti questi ostacoli. Grazie alla volontà dell’allora presidente del Friuli-Venezia Giulia Serracchiani, le procedure furono molto più snelle. Insomma, si tratta di volontà politica.

Qual è il vostro rapporto con la Regione Lombardia? La richiesta di passaggio al Trentino si basa su ragioni di opportunità geografica o vi sono motivazioni storiche?

Racconto un aneddoto. Anni fa incontrai l’allora presidente Formigoni per rendergli noti i nostri problemi. Lui mi domandò quanti abitanti avesse il Comune, io risposi che ne contava duecento (ndr, numero che poi è andato calando negli anni fino agli attuali 133). Il suo commento fu: “Insomma, quanto un condominio in via Dalmazia”.

In politica contano i voti che si riescono a far valere nelle urne. Ma noi siamo trentini da sempre. La prima occasione in cui venne citato il nostro abitato fu in un documento del 998 in cui si indicava Magasa come soggetto al Capitanato di Tione. Poi fummo feudo dei Conti di Lodron (ndr, rimanendo parte del territorio trentino fino al 1934).

Quali sono i problemi principali del vostro territorio? In che modo un passaggio al Trentino potrebbe alleviarli?

Abbiamo gravissimi problemi di ordine logistico. Il catasto e il tribunale di riferimento sono in Trentino perché dipendiamo dalla Corte d’appello di Rovereto. Così, tutte le volte che è necessario, dobbiamo spostare i faldoni tra Brescia e Rovereto, con grave disagio.

Inoltre, siamo lontanissimi dai servizi offerti dal Bresciano, come ad esempio le scuole superiori. C’è solo l’Istituto tecnico di Idro, che dista mezz’ora di strada. Se vi fosse un collegamento diretto con il Trentino, avremmo Storo ad otto chilometri e potremmo raggiungere la “civiltà” in pochi minuti. Riusciremmo a far rinascere il paese.

Un altro problema riguarda il bracconaggio: abbiamo un territorio con tanta selvaggina, che attira i cacciatori di frodo. Ma dipendiamo dai guardiacaccia di Brescia, i quali non hanno il tempo materiale di arrivare fin quassù. Non abbiamo vigili urbani. Insomma, siamo dimenticati.

Dai dati anagrafici risulta che il territorio di Magasa sia a rischio spopolamento. C’è una fuga di giovani e famiglie?

Oggi il paese risulta quello con l’età media più avanzata della Lombardia, 65 anni d’età. Abbiamo avuto la prima nascita l’anno scorso dopo tanti anni che non accadeva. Ma le famiglie con figli non rimangono qui: appena i figli diventano abbastanza grandi da dover andare alle superiori, le famiglie se ne vanno altrove.

Quali sono le potenzialità economiche del vostro territorio?

I nostri paesaggi sono meravigliosi. I nostri boschi sono ricchissimi di una flora che si trova solo qui. Inoltre siamo a pochi chilometri di distanza dal Garda. Insomma, il nostro territorio ha un grande potenziale turistico.













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