Speleologia, il racconto di un'emergenza per scoprire le attività nel mondo sotterraneo
Nuovo episodio della serie "La Dinamica": Valeria, speleologa piemontese, descrive un quasi-incidente avvenuto durante un'uscita post-corso nell’Abisso della Val Dur. Un errore organizzativo, la dimenticanza di una corda da parte dell’altro gruppo e una stanchezza sottovalutata trasformano una traversata in un'uscita lunga e complessa
Cordata e comunicazione: analisi della progressione in conserva
Dissenso nel gruppo di escursionisti come strumento di sicurezza
Dopo oltre trenta episodi dedicati al mondo del Soccorso alpino, finalmente esploriamo la “s” dell’acronimo Cnsas: speleologico.
In questo episodio ospitiamo Valeria, speleologa del gruppo grotte Cai di Novara, per raccontare un quasi-incidente avvenuto durante un’uscita post-corso nell’Abisso della Val Dur.
Un errore organizzativo, la dimenticanza di una corda da parte dell’altro gruppo e una stanchezza sottovalutata trasformano una traversata in un’uscita lunga e complessa.
Il risultato? Una risalita estenuante, un recupero con paranco e l’intervento precauzionale del Soccorso speleologico.
Un racconto tecnico ma umano che mette in luce tre grandi temi: valutazione dei limiti personali, gestione del gruppo e differenze profonde tra attività alpinistiche e speleologiche.
Un episodio fondamentale per chi pratica montagna… sopra o sotto terra.
Fabio Gava, istruttore Cai di scialpinismo, è il curatore della serie di podcast La Dinamica, per contattarlo si può scrivere a info@ladinamicapodcast.it.
RIASSUNTO DELL'EPISODIO
Speleologia e gestione delle emergenze: cosa succede quando l’uscita si complica
Dopo anni di racconti dedicati al soccorso alpino, finalmente entriamo nel mondo meno conosciuto ma altrettanto complesso del soccorso speleologico. La speleologia è un’attività affascinante, tecnica e totalizzante. Ma cosa accade quando un’uscita in grotta prende una piega inaspettata?
In questo episodio ascoltiamo il racconto diretto di Valeria, speleologa del Gruppo Grotte CAI di Novara, che ci guida dentro un “quasi incidente” avvenuto durante un’uscita post-corso. Un episodio senza conseguenze gravi, ma ricco di insegnamenti su gestione del gruppo, valutazione delle capacità fisiche, comunicazione e prevenzione.
Un caso reale che ci permette di capire quanto la speleologia sia diversa — e in certi aspetti più complessa — rispetto alle attività alpine tradizionali.
La speleologia: una fatica al contrario
Una delle differenze più profonde tra alpinismo e speleologia riguarda la gestione della fatica.
Nell’alpinismo o nello sci alpinismo:
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La fatica principale è in salita
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Se sei stanco, puoi scendere
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La gravità ti aiuta nel rientro
In grotta, invece:
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Si scende sfruttando la gravità
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La vera fatica arriva in risalita
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Non esiste un “ritorno facile”
Tutto ciò che affronti in discesa dovrai rifarlo in salita. E spesso dopo ore di progressione in meandri stretti, passaggi in opposizione e pozzi verticali.
La gestione delle energie non è solo importante: è determinante.
Il caso: quando una traversata non riesce
L’uscita prevedeva una traversata tra due grotte collegate. Due gruppi sarebbero entrati da accessi diversi per incontrarsi all’interno.
Ma qualcosa va storto:
Il secondo gruppo dimentica una corda e non può attrezzare l’ultimo pozzo.
Conseguenza: niente congiungimento.
Il gruppo di Valeria deve tornare indietro, ripercorrendo in salita tutto ciò che aveva affrontato in discesa.
Qui emerge il primo errore chiave: la sottovalutazione dell’impegno fisico.
Le criticità emerse
1️⃣ Sopravvalutazione delle capacità fisiche
La grotta non era estrema, ma richiedeva:
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Progressione in meandri stretti
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Passaggi in opposizione
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Pozzi da 30 metri in risalita
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Ore di attività continuativa
Un’ex allieva manifesta forte stanchezza proprio davanti a un pozzo da 30 metri. Si blocca. Non riesce più a iniziare la risalita.
La stanchezza in grotta può trasformarsi rapidamente in:
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Immobilità
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Raffreddamento
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Ipotermia
In ambiente sotterraneo, il tempo gioca contro.
2️⃣ Gestione del gruppo
Un secondo errore riguarda la separazione del gruppo.
Alcuni membri, più veloci, escono prima dalla grotta. Non restano a portata di voce. All’esterno, non vedendo uscire il resto del gruppo, si preoccupano e chiamano il soccorso speleologico.
In speleologia vale una regola fondamentale:
Non si va mai soli e non si perde mai il contatto con il gruppo.
La progressione deve sempre avvenire a distanza comunicativa.
3️⃣ Organizzazione e controllo dell’attrezzatura
La corda dimenticata dall’altro gruppo è l’evento scatenante.
Qui emerge un altro punto critico:
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Controllo materiali condivisi
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Coordinamento tra gruppi
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Verifica preventiva delle dotazioni
In ambiente ipogeo, un dettaglio logistico può cambiare completamente lo scenario operativo.
Le tecniche di autosoccorso
Il gruppo riesce a gestire la situazione grazie a:
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Presenza di speleologi esperti
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Disponibilità di corde recuperate dai pozzi sottostanti
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Allestimento di un paranco
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Utilizzo di tecniche di contrappeso
La ragazza viene issata nei pozzi più impegnativi e accompagnata all’uscita.
Il soccorso speleologico, già attivato, entra comunque in grotta per verifica e accompagnamento degli ultimi membri.
Totale durata dell’uscita: circa 16 ore.
Soccorso alpino vs soccorso speleologico: differenze fondamentali
Comunicazioni
In montagna:
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Radio
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Cellulari
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Dispositivi satellitari
In grotta:
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Nessun segnale
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Nessuna comunicazione esterna
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Serve uscire fisicamente per allertare i soccorsi
Questo significa che un incidente può richiedere:
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Ore solo per dare l’allarme
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Decine di ore per il recupero
Recupero del ferito
In ambiente alpino:
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Spesso interviene l’elicottero
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Evacuazione rapida
In grotta:
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Progressione lenta
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Attrezzamento specifico per barella
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Allargamento passaggi se necessario
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Trasporto in ambienti stretti e verticali
Un’ora di progressione normale può diventare dieci ore in modalità soccorso.
Meteo e rischio acqua
Anche in grotta il meteo conta.
Piogge intense possono:
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Attivare sifoni
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Trasformare pozzi in cascate
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Rendere impossibile la risalita
Inoltre alcune grotte si trovano in quota: uscire con nevicate improvvise può complicare il rientro.
Orientamento in grotta
Non esistono cartine GPS.
L’orientamento si basa su:
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Rilievi speleologici
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Piante e sezioni realizzate manualmente
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Conoscenza dei rami principali
In fase esplorativa si segue:
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Il flusso d’aria
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Il corso dell’acqua
La mappatura è parte integrante dell’attività.
Le lezioni fondamentali
Da questo episodio emergono alcune regole chiave:
✔ Valutare sempre il livello reale del gruppo
✔ Non sottovalutare l’impegno fisico in risalita
✔ Mai separarsi in grotta
✔ Verificare attrezzatura e logistica
✔ Pianificare pensando al rientro
✔ Conoscere le tecniche di autosoccorso
La speleologia è un’attività meravigliosa, ma richiede consapevolezza profonda dei propri limiti.
Perché raccontare questi casi?
Perché i “quasi incidenti” insegnano più degli incidenti gravi.
Permettono di analizzare gli errori senza il peso della tragedia.
E ci ricordano una cosa fondamentale:
In grotta non si improvvisa.
Si pianifica. Si comunica. Si lavora in squadra