Vino, Nosio spa festeggia ancora dati di crescita
Il presidente Luca Rigotti: «Nonostante un’annata difficile, e piena di imprevisti il bilancio si è concluso positivamente con un +3% di valore e +4% di volume». La società del gruppo Mezzacorona che controlla le aziende agricole siciliane segnala inoltre un trend negli ultimi 15 anni che oggi registra un fatturato del 35,5% superiore al 2011
«Nonostante un’annata difficile, e piena di imprevisti il bilancio di Nosio spa si è concluso positivamente con un più 3% di valore e 4% di volume».
Ad affermarlo è stato Luca Rigotti (al centro nella foto), presidente del gruppo Mezzacorona oltre che di Nosio spa, in un incontro con la stampa che ha preceduto l’assemblea annuale della società. Com’è noto nell’ambito del gruppo Mezzacorona Nosio spa controlla le due società che gestiscono le aziende agricole siciliane con quasi 900 ettari di proprietà, la produzione dello spumante Rotari Trentodoc, gli imbottigliamenti dell’intero Gruppo e la commercializzazione per tutte le società. Nosio evidenzia a bilancio 146 collaboratori.
E ora i dati di bilancio come comunicati dal presidente Rigotti, dal direttore di Nosio Stefano Fambri (a destra nella foto) e dal direttore generale Francesco Giovannini (sinistra nella foto). Un team molto collaudato. Il bilancio 2024-2025 di Nosio, chiuso al 31 luglio scorso, registra un fatturato di 134.904.650 euro in crescita dello 0,4%, mentre l’utile netto ha toccato i 2.342.495 euro. Ma chi sono i soci della Nosio spa? Innanzitutto i viticoltori, poi dipendenti e i loro familiari oltre a pochi altri.
A dimostrazione della crescita negli ultimi 15 anni viene evidenziato un dato: il fatturato rispetto al 2011 è aumentato del 35,5%.
Molto interessante anche l’andamento del patrimonio netto che ha avuto un aumento del 5,8%, mentre la posizione finanziaria netta nel 2024 era di più 2.8 milioni contro un un’esposizione di oltre 29,2 milioni del 2011. Quindi un netto miglioramento dei conti.
Questo, prosegue Rigotti, permette di liquidare sulle nostre azioni una resa pari a quella dell’esercizio precedente e questo mi soddisfa molto.
Questi dati positivi, nonostante il consumo di vino fermo negli ultimi tre anni sia calato fra il 10 e il 12%. Diverso il discorso per il Trento doc che pur non mantenendo il livello di crescita degli anni scorsi, anche nell’ultimo esercizio si è mantenuto stabile.
Allora tutto bene? No affatto, anche se va subito precisato che la strategia molto diversificata del gruppo che commercializza oltre l’80% della produzione all’estero esportando in 75 Paesi di tutto il mondo si sta dimostrando pagante.
Certo, il problema dazi negli Stati Uniti si è fatto sentire, da aprile i dazi introdotti erano pari al 10% diventati il 15% con i primi di agosto, con un più 5%, hanno pesato proprio nel Paese che è il maggiore importatore dei vini del gruppo Mezzacorona.
Per fortuna il problema è attutito dal fatto che noi abbiamo negli Usa una nostra società per l’import, afferma il direttore di Nosio Stefano Fambri. Interessante lo sviluppo in Asia, l’India è un prossimo obiettivo se si ridurranno i dazi, potrà diventare un mercato molto interessante.
Un altro limite alla crescita del reddito è dato dall’aumento dei costi delle materie prime, dopo i picchi di un paio d’anni orsono sono calate ma non ancora ai prezzi precedenti la crisi, afferma il presidente, che prosegue: e il futuro? Vi sono Paesi in Europa che stanno estirpando le viti, cosa che non tocca l’Italia e particolarmente noi del Trentino Alto Adige.
«Io sono convinto - sottolinea Rigotti - che anche questa volta ci difenderemo bene, crisi ce ne sono state anche in passato, per noi è importante essere sempre più sensibili alle dinamiche del mercato e ai gusti dei consumatori». A questo proposito anche al vino “dealcolato” noi riserviamo attenzione, sono anni che è presente sul nostro portafoglio vendite.
A proposito di export, Giovannini ricorda che a preoccupare è anche la Germania, notoriamente in crisi, dove a fronte di un calo dei consumi del 10% anche noi registriamo un calo nell’export che si è limitato al 5 - 6%.