Arte giapponese alla Opt di Calliano
CALLIANO . Atmosfera giapponese, ieri alla Opt di Calliano. Da quando l’azienda fa parte della nipponica Tkb group, ogni anno in prossimità di Pasqua i capannoni si aprono alle elementari e all’asilo,...
CALLIANO . Atmosfera giapponese, ieri alla Opt di Calliano. Da quando l’azienda fa parte della nipponica Tkb group, ogni anno in prossimità di Pasqua i capannoni si aprono alle elementari e all’asilo, per la “festa delle uova”. Ieri poi c’è stato qualcosa di più, perché ospite della Opt c’era anche l’artista giapponese Fujita Tetsuya: con tanto di abito tradizionale giapponese ha dipinto un’enorme “Ritratto di Daruma”, su un foglio di carta di riso di diversi metri di altezza. Si tratta di un’opera dell’artista giapponese Hokusai, che raffigura il monaco che introdusse il buddhismo in Cina. Il grande disegno, in stile Ukiyoe, una volta asciugatosi, è stato issato sulla facciata della fabbrica. I protagonisti però sono stati i bambini, sia della scuola materna che della elementare, che hanno dipinto delle uova di vetroresina. Ad insegnare loro i rudimenti della pittura di questo tipo è stata l’artista Roberta Donati. Presenti anche alcuni ragazzi di Villa Maria. Il pomeriggio di festa si è concluso con un breve spettacoli dei bambini. A volere tutto questo è stato Yasuhiko Sata, proprietario del gruppo che rilevò nel 2013 (salvandolo da un destino incerto) la Opt. Sata è ben diverso dallo stereotipo che si può avere di un proprietario di una multinazionale, e non ha mai decentrato le attività che controlla. Opt di Calliano è tuttora perciò una delle imprese leader a livello nazionale nella produzione di lettini per ospedali e strutture sanitarie. La “festa delle uova”è stata voluta dal patron giapponese per aprire le sue aziende ai territori dove operano. Creando anche atmosfere inconsuete per una fabbrica: in azienda ieri c’era anche un pianoforte. Presenti le autorità locali a partire dal sindaco Conci, la dirigente scolastica Daniela Depentori, il vicepresidente Olivi, e il testimonial Francesco Moser. (m.s.)