Trento, la Corte dei Conti ai comuni"Consulenze solo con concorso pubblico"

Se prima i giudici contabili si accontentavano di una procedura comparativa, ora «il conferimento dell’incarico deve essere preceduto da procedure selettive di natura concorsuale ed adeguatamente pubblicizzata»



TRENTO. Dalla Corte dei conti è arrivato un ulteriore giro di vite sugli incarichi comunali esterni attraverso la delibera numero 2 di quest’anno: le consulenze (tutte) devono essere affidate solo attraverso un concorso pubblico e pubblicizzato.

Consulenze e appalti sono la croce - e purtroppo qualche volta anche la delizia - dei pubblici amministratori. La montagna di normative che in qualche modo cerca di regolare l’affidamento di incarichi esterni rischia di essere una vera e propria giungla dove basta prendere la liana sbagliata per schiantarsi contro un albero.

E’ successo a qualche Comune di trovarsi in casa la Corte dei conti per contestare consulenze concesse a professionisti esterni non rilevandone la necessità. Di fronte a questa situazione il consiglio delle autonomie locali ha chiesto un parere univoco alla Corte dei Conti che si è espressa in due momenti.

Il primo era stato l’anno scorso, quando elaborò una sorta di decalogo sul comportamento del buon amministratore in materia di consulenze e incarichi esterni. Una seconda volta alcune settimane fa stringendo però ancora di più il raggio d’azione dei sindaci. Questo secondo pronunciamento si è reso necessario perché nel frattempo alcune amministrazioni locali avevano realizzato un regolamento, inviato alla Corte dei Conti per una valutazione. Ebbene, buona parte di quei regolamenti era stata bocciata: Villa Agnedo, per esempio, Scurelle, Castello di Fiemme.

Tra le regole non compatibili con leggi e giurisprudenza, secondo la Corte dei Conti, anche il limite massimo di parcella da concedere a professionisti con incarico diretto. No, ha detto in sostanza la Corte, ogni consulenza deve essere affidata tramite concorso aperto al pubblico con pubblicizzazione adeguata.

Insomma, se prima la Corte dei Conti si accontentava di una procedura comparativa, ora si è premurata di specificare che «il conferimento dell’incarico deve essere preceduto da procedure selettive di natura concorsuale ed adeguatamente pubblicizzata». Non solo. Il regolamento di Villa Agnedo viene bocciato nel punto in cui si rende ammissibile l’affidamento diretto nei casi in cui «l’incarico preveda un compenso non superiore all’importo di euro 10 mila esclusi gli oneri».

Niente da fare, dice la Corte, perché l’affidamento di consulenze non può essere assimilato all’assegnazione di lavori pubblici dove in effetti esiste un tetto sotto il quale l’assegnazione può essere diretta. Questo aspetto in particolare risulta una mazzata non indifferente per la maggior parte dei Comuni trentini che non hanno al loro interno le professionalità sufficienti ad affrontare tutti i progetti e i lavori e quindi spesso si rivolgono all’esterno anche con consulenze di lievissimo impegno economico.

Realizzare tutto tramite concorso pubblico significa molto spesso spendere più del valore della consulenza stessa, oltre che rubare risorse e tempo alla macchina burocratica. Una situazione per certi versi paradossale che il consiglio delle autonomie ha chiesto alla Provincia di risolvere con una legge. Che, per la verità, già c’è ma è valida solo per piazza Dante.













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