Trento chiede scusa agli ebrei Ma su Simonino scritte offensive
La visita. In città la presidente dell’Ucoi Noemi Di Segni ricevuta dal sindaco Andreatta e poi in visita alla mostra a Palazzo Pretorio: «Lavoro importante che chiarisce secoli bui», Nei giorni scorsi rimossi cartelli del museo oltraggiati
Trento. Le scuse di Trento alla comunità ebraica per la vicenda del Simonino. L’arcivescovo emerito Luigi Bressan l’ha definita «una macchia nera per la storia trentina». Un episodio che risale al 1475 ma nei giorni scorsi, quasi 700 anni dopo, il museo Diocesano ha dovuto sostituire in città alcuni cartelli che pubblicizzano proprio la mostra sul Simonino: erano stati oltraggiati con scritte “gli ebrei violentano i bambini”.
Insomma c’è ancora molto da fare e la presidente dell’Ucoi Noemi Di Segni (Unione comunità ebraiche italiane), ieri a Trento, ne è più che consapevole. E con una certa dose di preveggenza ha spiegato, senza conoscere il dettaglio dei cartelli sfregiati, «come sia un momento storico quello delle scuse di oggi, per bocca di monsignor Bressan, sulla vicenda del Simonino. Questa consapevolezza però non deve restare nei ranghi alti, ufficiali, della Chiesa ma deve essere radicata anche a livello territoriale. Sulla questione degli ebrei, e su Israele più in generale, serve continuare a tenere desta l’attenzione. Questa mostra allestita in città mostra coraggio e maturazione: c’era il rischio che un’esposizione del genere rafforzasse un culto che è stato abolito, dopo centinaia d’anni, solo negli anni sessanta. Ma l’organizzazione attenta e consapevole contribuirà invece ad arginare anche questa eventuale deriva».
La storia del bimbo morto annegato in pieno medioevo (e “santificato” per credenza popolare e l’appoggio del principe vescovo Hinderbach che ne attribuì l’uccisione agli ebrei) è conosciuta solo dai più anziani. Ma per Di Segni la vicenda del Simonino chiarisce bene anche oggi quali possano essere «le conseguenze di una certa psicologia di massa. Lo stesso modo di agire lo si è ritrovato poi con la propaganda nazista-fascista e lo stiamo rivedendo oggi in determinati contesti e situazioni. Serve quindi un’ allerta sociale molto forte. Bene quindi lo sforzo istituzionale del mondo cattolico di sapere leggere il proprio passato. Ora serve sapere collegare l’antisemitismo moderno a quello che è stato. L’anti giudaismo, per esempio, è un po’ all’angolo. Occorre lavorare sui libri di testo delle scuole, sì anche di quelle cattoliche. Si parla molto della shoah, ed è doveroso, ma si sottovaluta il percorso di Israele. Viene boicottato, odiato ma Israele è un Paese normalissimo ed non ve lo dico solo perché vi sono nata».
Ma con la presidente Di Segni non si poteva non parlare dei tanti, inquietanti segnali di intolleranza contro il popolo ebreo che si segnalano in Italia. Scritte e svastiche che riportano a periodi bui: «La società civile per fortuna oggi reagisce con diversa consapevolezza e vice tutto questo come un problema di tutti e non solo legato alla comunità ebraica. Chi scrive queste cose non viene considerato uno scemo qualunque, anche dai giovani arriva un coro di condanna. Giusto riconoscerlo. Nella nostra società di oggi, costruendo nemici nuovi, si sono ottenuti risultati aberranti. Basti vedere quello che si registra oggi nei confronti dei cinesi. La sfida in primo luogo è culturale». Da fare ce ne è ancora.