Trento: «Aids: un'epidemia nascosta»

Paternoster, responsabile centro infettivi: «30 nuove infezioni l'anno»


Sandra Mattei


TRENTO. In Trentino ogni mese s'infettano 2 o 3 persone di Hiv, in media all'anno sono 30 le nuove infezioni. Il trend è uguale da 15 anni a questa parte. Se le morti per Aids sono ridotte al 5% dei malati, quindi di Aids non si muore più, il problema è che si è molta ridotta l'attenzione alla malattia. Sono i dati forniti dal dottor Claudio Paternoster, responsabile del reparto malattie infettive del Santa Chiara.
Ne parliamo in occasione della giornata mondiale per la lotta all'Aids.
Quanti sono i malati di Aids in Trentino?
Da quando si è sviluppato il virus Hiv, nell' '85, le persone sieropositive in Trentino sono state fino ad oggi circa 1600. L'incidenza, rispetto ad altre regioni che sono tra le più colpite, Lombardia, Lazio, Toscana, Liguria, è medio-alta.
E il tasso di mortalità registrato in Trentino?
Su 1600 sieropositivi, hanno avuto l'Aids conclamato 350 circa. Di questi, se ne sono salvati un centinaio. Si tratta di chi ha scoperto la diagnosi dopo il '96 e che ha potuto usufruire dei farmaci antiretrovirali. Prima di quella data, purtroppo, chi si ammalava di Aids, non aveva possibilità di sopravvivere. Dunque, se prima dell'accesso ai farmaci antiretrovirali il tasso di mortalità era del 100%, oggi è del 5%.
Vuol dire che i sieropositivi hanno un'aspettativa di vita molto alta?
Una volta individuata la terapia giusta, il paziente vive una vita normale. Sì, diciamo che l'Hiv è diventata una malattia cronica, con la quale il malato può convivere tutta la vita.
Quali sono le principali categorie colpite?
Al tempo dell'insorgenza dell'epidemia, la stragrande maggioranza dei malati era tossicodipendente e si infettava per lo scambio delle siringhe. Ora che ci si buca meno e l'assunzione della droga è soprattutto attraverso inalazione, la trasmissione più frequente è per via sessuale. I più colpiti sono i soggetti eterosessuali, anche se continuano ad ammalarsi di più in percentuale gli omosessuali.
La percentuale di nuovi malati, però, non diminuisce. Perché?
Le persone che s'ammalano sono in media 30 l'anno da 10 anni a questa parte. Il problema è che la percezione del rischio è diminuita: è un'epidemia nascosta. Eppure, in Lombardia, che per lo studio della diffusione è regione pilota, si sta registrando un aumento dei malati, in fase già avanzata dell'infezione. Dei nuovi malati, poi, la metà circa è rappresentata da immigrati. E loro hanno ancora più difficoltà a rivolgersi ad una struttura, o perché sono clandestini o per scarsa informazione.
Quali strutture ha a disposizione il Trentino?
Al Santa Chiara di Trento c'è il reparto malattie infettive, con un centro specifico per l'Hiv, mentre a Rovereto c'è il day hospital. In totale seguiamo 600 pazienti, a Trento la gran parte. Preciso che la cura è gratuita e garantita. Per ogni malato spendiamo dagli 8000 ai 10.000 euro l'anno e la spesa del reparto aumenta del 16% l'anno. E non so fino a quando potremo contarci.













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