Si cosparge di gasolio: «Basta permessi»

La protesta - durata 4 ore - di un marocchino in piazza a Pergine. «Voglio la naturalizzazione, ormai sono italiano»



TRENTO. Dopo più o meno vent’anni in Italia, dopo anni nei quali ha lavorato sempre e ha sempre pagato le tasse, voleva essere riconosciuto come italiano. Punto e basta. E per esternare il suo disappunto è letteralmente sceso in piazza e ha calamitato l’attenzione delle forze dell’ordine (ma anche dei passanti) per circa 4 ore. Prima si è cosparso il corpo con mezza tanica di gasolio ma non voleva diventare una torcia umana. Voleva solo che qualcuno lo ascoltasse e che si occupasse di lui. Primi fra tutti avrebbe desiderato avere Dellai e il sindaco di Trento come interlocutori. Ma si è accontentato di carabinieri, vigili del fuoco e personale del 118.

Tutto questo è successo nella serata di sabato in piazza Gavazzi, nel centro di Pergine ed è iniziato circa alle 21. Lui è un marocchino di 49 anni che da tanti anni vive e lavora nel perginese. Non ha ma dato grandi problemi e gli è sempre stato rinnovato il permesso di soggiorno anche in virtù del suo contratto di lavoro come operaio. Insomma tutto in regola. Due anni fa ha anche presentato domanda per la naturalizzazione per diventare, insomma, cittadino italiano al 100 per 100. Risposte non ne ha ancora avute e nel frattempo gli è arrivata la lettere che lo informa della scadenza del suo premesso di soggiorno e quindi il relativo invito a presentarsi in questura per il rinnovo. E questo non gli è piaciuto. Per nulla. E per rendere palese il suo malessere, ha preso un po’ di gasolio ed è sceso in piazza. Davanti a dei passanti esterrefatti si è buttato il carburante addosso e ha iniziato a spiegare la sua situazione, i suoi problemi. In mano l’accendino che però ha poi dato al fratello (accorso sul posto) assieme al portafoglio. Nel frattempo era stato dato l’allarme e nel giro di pochi minuti in piazza Gavazzi c’erano i carabinieri, gli agenti della polizia municipale e naturalmente il personale del 118, pronti ad intervenire in caso di emergenze sanitarie. In mezzo a tutti loro, l’uomo che camminando spiegava la sua vicenda e le sue ragioni. Di fatto non ha mai minacciato di darsi fuoco ma sapeva che bagnato di carburante avrebbe avuto sicuramente un pubblico più vasto. E quindi ha spiegato a tutti che lui vorrebbe essere semplicemente considerato un italiano alla luce dei lunghi e tanti anni passati nello Stivale a lavorare. Alla fine - la mezzanotte era passata da un po’ - è arrivato anche il capitano Fabio Di Martino, comandante della compagnia carabinieri di Borgo e la situazione si è «normalizzata» e il marocchino ha accettato di essere portato in ospedale a Borgo per una visita di controllo. Così dopo quattro ore piazza Gavazzi è tornata silenziosa e vuota per la notte.

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