Norma, la prof di esperanto insegna su Zoom a 94 anni
Anziani e Covid. Abituata alle lezioni in presenza, la signora Cescotti si è reinventata la vita «Pensavo fosse difficile, ora è la mia quotidianità». Nel 1944 è sopravvissuta alle bombe su S. Ilario
Trento. In questo 2020 che ci ha stravolto la vita, sempre più spesso si parla di anziani che vanno protetti e tutelati perché fascia debole della popolazione in regime. Fra tanti di loro, smarriti e preoccupati, c'è però anche chi, anziano d'eccellenza, non si perde d'animo e coglie invece l'attuale momento di difficoltà come risorsa per apprendere nuovi modi di comunicare con il mondo.
È questa la storia di Norma Cescotti, 94 anni, che dal suo appartamento di Trento si sposta virtualmente in molti Paesi del mondo. Il motivo? Questa arzilla ultranovantenne è insegnante di esperanto da decenni e in questo tempo "sospeso" mantiene i contatti con i suoi colleghi e studenti tramite le piattaforme virtuali usate ormai da tutti. Ogni sabato c'è l'appuntamento fisso con numerosi esperantisti sparsi in giro per il mondo (Brasile, Stati Uniti, Cile, Svezia, ecc.) che discutono davanti al loro pc di temi ogni volta differenti. L'idea è quella di mantere viva non solo la lingua, ma soprattutto le relazioni, filosofia cardine di un idioma come l'esperanto, nato per unire i popoli di tutto il mondo, vicini ma distanti.
Norma vive da sola ma i contatti virtuali non sono gli unici della giornata. Come ci racconta, lei non ha paura del Covid, anzi. E se lei non teme il virus, ci sono invece la figlia e la nuora che, terrorizzate, le raccomandano di non uscire. Tuttavia Norma, irriducibile ribelle, quando può scappa ai loro sguardi per fare la spesa e andare per uffici. Rispetta ogni regola, sia chiaro, mascherina sulla bocca, distanziamento sociale e con passo deciso percorre le vie di Trento o prende i mezzi pubblici per raggiungere posti più distanti. «Sarà che ho la stessa età della Regina Elisabetta – ci dice con un sorriso. Anche lei, come me, gode di ottima salute. Chissà quale sarà il segreto, non lo so nemmeno io». Quella del Covid, però, non è per Norma l'unica guerra vissuta. Ne ha passate di peggio durante la Seconda Guerra Mondiale, come la volta in cui rimase sotto al bombardamento di Sant'Ilario avvenuto nel 1944. «Lì si che ho pensato di morire» - racconta. Quel giorno, nei pressi di Sant'Ilario di Rovereto, Norma si ritrovò sepolta dalle macerie. Di quel tragico evento lei è stata testimone chiave nel documentario "Come uccelli d'argento" girato nel 2018. Come abbiamo capito, Norma non è il tipo da farsi abbattere facilmente. Quest'anno, infatti, ha avuto l'occasione per imparare qualcosa di nuovo con i collegamenti tramite Zoom. «All'inizio pensavo che sarebbe stato difficile comunicare guardando solo uno schermo – racconta – ma dopo aver provato, adesso è diventata una piacevole quotidianità».
Ne sono cambiate di cose da quando Norma viaggiava da sola per raggiungere i convegni di esperanto in giro per l'Europa. Se i giovani di oggi pensano al confinamento come a una grave sofferenza, per lei il sistema per guardare sempre avanti è quello di trovare ogni giorno un nuovo orizzonte. Norma ci lascia così, con questo messaggio di speranza e, appena prima di uscire da casa sua, ci ferma dicendomi: "Dankegon kaj ĝisrevido – grazie mille e arrivederci".