Ex consiglieri compatti: «Ricorsi pronti»

Assemblea all’hotel Everest e voto unanime: saranno assistiti da Capotosti, ex presidente della Corte costituzionale


di Paolo Morando


TRENTO. Il clima è quello della chiamata alle armi. E il piccolo esercito degli ex consiglieri regionali, radunati in assemblea all’hotel Everest (una quarantina compresi molti altoatesini, tra loro anche l’ex senatore Oskar Peterlini, “padre” di Pensplan), lo comprende benissimo. Tanto che il voto finale è unanime: i ricorsi di saranno eccome, tempestivi e numerosi. E si gioveranno di un patrocinio legale di altissimo profilo, che fa ben sperare gli interessati. Anzi, stando alle dichiarazioni del loro presidente Franz Pahl al termine dell’incontro (vedi a destra) la possibilità che la giustizia dia loro ragione è addirittura «inevitabile». Il braccio di ferro sulla riforma dei vitalizi si arricchisce insomma di una ennesima puntata, che segna anche un punto di non ritorno circa la possibilità - in cui per la verità nessuno più sperava - di una ricomposizione delle parti. Muro contro muro, insomma. E non solo per via della linea aggressiva incarnata da Pahl, il più falco tra i falchi già ai tempi della politica attiva. In assemblea infatti numerosi sono stati gli interventi anche più duri di quello del presidente. E nessun dubbio, nessun tentennamento circa l’opportunità di fronte al giudizio dell’opinione pubblica - certo non tenera nei loro confronti, a torto o a ragione - di far partire la raffica di ricorsi. I volti sereni degli ex consiglieri all’uscita dall’assemblea bene chiariscono l’atmosfera: sono i volti di chi è convinto della giustezza delle proprie mosse. Così come i sorrisi alle tavolate di chi si ferma al ristorante, radunati attorno agli ex missini Taverna e Plotegher. La stessa presenza di Hanspeter Munter ieri all’assemblea, all’indomani dell’accompagnamento coatto davanti alla Guardia di finanza, è un segnale del serrate le fila.

Il piano è dunque stabilito: dopo che la legge verrà approvata dal Consiglio regionale, appena inizieranno ad arrivare agli ex consiglieri le lettere con la richiesta della restituzione degli anticipi, partiranno le azioni giudiziarie. Lo schema del ricorso verrà elaborato dall’associazione, poi le iniziative saranno chiaramente personali, sottoscritte dai singoli consiglieri. Tutti ieri hanno garantito che lo faranno, anche se Pahl ammette che forse qualcuno tra i più anziani alla fine potrebbe rinunciare, per quieto vivere. Ma non è questo il punto: ne basta uno di ricorso, vittorioso, a scardinare la legge. O quanto meno a rallentarne l’esecutività aprendo un I ricorsi verranno presentati in prima istanza al Tar, ma è facile prevedere che della questione verrà inevitabilmente chiamata a pronunciarsi la Corte costituzionale. E qui sta il primo asso nella manica (o presunto tale) degli ex consiglieri: a tutelare i loro interessi sarà infatti un ex presidente della stessa Consulta, cioè Piero Alberto Capotosti, con cui l’associazione ha già stretto contatti. Assieme a Capotosti opererà poi un altro professorone: Francesco Saverio Bartolini, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Teramo. Senza troppo anticipare quelle che saranno le loro tesi giuridiche, tutto ruoterà in sostanza attorno a un punto squisitamente giuridico: l’impossibilità, a meno di violare principi di valore costituzionale, di revocare e annullare i termini di un rapporto già chiuso. Cioè quello regolato dalla legge 6/2012 attraverso il meccanismo delle attualizzazioni e degli anticipi.

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