Anoressia giovanile 150 nuovi casi  all’anno in Trentino 

Colpisce ragazzi sempre più giovani: esordio dagli 11-12 anni Oggi al Castello del Buonconsiglio si parla di nuove terapie



TRENTO. Una piaga che si allarga di anno in anno. L’anoressia giovanile è un problema che coinvolge sempre più famiglie, anche in Trentino, dove si registrano oltre 150 nuovi casi all’anno. Uno dei massimi esperti della cura di questo disturbo, Giorgio Nardone, sarà a Trento quest’oggi in una conferenza aperta al pubblico al Castello del Buonconsiglio, nella sala delle Marangonerie alle 15.30. L’incontro è organizzato da Marisa Ciola, psicoterapeuta ufficiale del Centro di terapia strategica (Cts) di Arezzo e presidente dell’Associazione di promozione sociale ReACT.

Giorgio Nardone è fondatore e direttore dello stesso centro e con la sua innovativa e rigorosa metodologia di intervento “ha elaborato - spiega Ciola - specifici protocolli di trattamento, basati su strategie e stratagemmi terapeutici, in grado di portare a soluzione in tempi rapidi le più frequenti ed invalidanti psicopatologie”.

Nardone parlerà del modello di terapia breve strategica applicato all’anoressia giovanile: oltre 220 pazienti tra i 12 e i 19 anni; 82% risolti con una efficienza di intervento che va da un minimo di 5 sedute ad un massimo di 31 (da 6 a 12 mesi).

“Nel vasto panorama dei disturbi psicologici - avverte la dottoressa Ciola - nessuno ha come diretta conseguenza la morte, ad eccezione dell’anoressia mentale. Secondo l’Oms rappresenta la seconda causa di morte in età giovanile, dopo gli incidenti stradali”.

L’anoressia colpisce ragazzi sempre più giovani: in un decennio si è passati da un esordio attorno ai 14-15 anni, agli 11-12 di oggi (il dato è dell’Istituto Superiore di Sanità). Casi di restrizione alimentare si riscontrano già ad 8 anni d’età. Nel solo Trentino si registrano 150 nuovi casi all’anno. “È il terrore di ogni genitore e la patologia più temuta da psicoterapeuti e psichiatri. La percentuale di mortalità è rilevante: fino al 18%. L’efficacia delle terapie, misurata a livello internazionale dall’Anad (The National Association of Anorexia Nervosa and Associated Disorders) e da studi clinici randomizzati, documenta che gli esiti positivi dei trattamenti non superano il 40%; il 45% dei casi cronicizza; il restante 15% è ad esito infausto”. Esistono tuttavia approcci terapeutici che fanno eccezione, garantendo tassi di guarigione molto più elevati. Approcci pragmatici che puntano ad intervenire mediante manovre terapeutiche concrete focalizzate sul “come” si forma e persiste il problema nel presente, anziché cercarne le cause e gli ipotetici “perché” nel passato.















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