IL VESCOVO

"La Chiesa non può sottrarsi all’ascolto"

Monsignor Tisi nell'omelia della domenica della Palme, sull'assordante silenzio dell'uomo



TRENTO. "Anche la missione della Chiesa non può sottrarsi all’ascolto. È, anzitutto, ascolto". Così il vescovo di Trento, Lauro Tisi, nell'omelia per la domenica delle Palme in Duomo. Il “Servo del Signore”, di cui parla il profeta Isaia, ha i connotati del Signore Gesù, inviato da Dio per portare la salvezza agli uomini. Egli non ha in tasca facili soluzioni. È descritto come un “discepolo”, qualcuno che ogni mattino ha bisogno di mettersi in ascolto della realtà, per compiere la sua missione. Il testo di Isaia ci mostra, peraltro, come l’ascolto non sia a costa zero: richiede la disponibilità a presentare il ”dorso ai flagellatori” e la determinazione ad andare fino in fondo, rendendo la propria faccia dura come pietra”.

"Questa dura realtà, con cui siamo chiamati a confrontarci, è l’assordante silenzio dell’uomo. La folgorante espressione di Gesù “non sanno quello che fanno”, descrive bene l’attuale stato di salute dell’umano. L’uomo, spesso, sembra aver perso le ragioni per vivere. Da qui esce la violenza, in tutte le sue forme, che spesso segna i giorni e le notti degli uomini e delle donne del nostro tempo.  Parallelamente sperimentiamo l’assenza del bisogno di Dio".

Egli sembra non essere più necessario nella partita della vita. L’esilio da Dio non è quello sperimentato a Babilonia, semplicemente, Lo s’ignora.

Su questa nostra tenebra, il Padre, attraverso Gesù, esattamente come duemila anni fa, pronuncia la sua parola di vita: “Perdona loro”. Attraverso il perdono, Egli toglie la maschera che ci nasconde a noi stessi, per offrirci nuove possibilità di vita.  Su quel monte di morte, Dio esce con una parola nuova, che mai ci saremmo aspettati. Il silenzio del Calvario ci fa conoscere un Dio inedito, ci mostra la sua profonda intimità: l’essere pienamente libero da sé, rifiutando la provocazione del popolo e dei capi: “Salva te stesso!”.  Essere liberi da se stessi, questo è il Paradiso".

"La beatitudine dei discepoli di Gesù, che è beatitudine per ogni uomo, è percepire che il bene va fatto anche quando dovesse apparire improduttivo o perdente. Essenziale per l’uomo è seminare, non raccogliere.  Con questo Dio, l’umano torna ad essere abitato. Parole come servizio, gratuità, perdono scaldano di nuovo il cuore".













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