Economia

L’appello dei sindacati alla Provincia: “Sbloccate i 13 milioni di euro per gli stagionali”

Per Cgil, Cisl e Uil il nodo è nella definizione dei criteri per l’attualizzazione dell’assegno unico. Con gli attuali criteri le domande per accedere al sostegno sono pochissime, quasi nulle



TRENTO. L'appello dei sindacati alla Provincia. “Le cifre del pesante calo di arrivi e presenze sul nostro territorio avranno un impatto significativo sulla capacità di ripresa della nostra economia. Dunque è giustificato il grido d’allarme che gli albergatori rivolgono al Governo nazionale a tutela della forza lavoro. Quel che appare ancora incomprensibile è la reticenza con cui la Provincia di Trento sta gestendo la partita per il sostegno ai lavoratori e alle lavoratrici stagionali. Ci sono 13 milioni di euro stanziati da Piazza Dante per l’integrazione all’assegno unico che potrebbero dare una significativa boccata d’ossigeno a quei lavoratori e alle loro famiglie. Ma nonostante le moltissime sollecitazioni sul punto nulla si è ancora mosso. Confidiamo quindi che a partire da lunedì, primo febbraio, quando si terrà un incontro dedicato al tema, si inizi a dare un sostegno concreto alle migliaia di addetti oggi senza lavoro”.

C’è preoccupazione e forte rammarico nelle parole dei segretari provinciali di Cgil, Cisl, Uil di fronte alla situazione di grave crisi che coinvolge il turismo locale ed in particolare gli addetti al settore. I sindacati ricordano che il governo, già prima della crisi, si è impegnato ad estendere la Naspi di due mesi per gli stagionali e le risorse sono già state previste nell’ambito dello scostamento di bilancio di 32 miliardi votato dal Parlamento, risorse che dovrebbero essere effettivamente stanziate rapidamente una volta risolta la crisi politica in atto a Roma. “Di fronte a questa incertezza è bene dare subito un segnale ai lavoratori in Trentino – proseguono -. Non vorremmo infatti che la logica della Giunta provinciale fosse solo quella di limitarsi ad attendere gli interventi statali. Una scelta inconcepibile dal nostro punto di vista perché la Provincia ha già stanziato risorse che sono finalizzate proprio ad integrare i sostegni nazionali”.

Il nodo è nella definizione dei criteri per l’attualizzazione dell’assegno unico. Con gli attuali criteri le domande per accedere al sostegno sono pochissime, quasi nulle. Questo non certifica l’assenza del bisogno, ma semplicemente il fatto che nessuno di quei lavoratori riesce ad accedere ai criteri per l’accesso alla quota A dell’assegno unico. “Questi lavoratori e le loro famiglie per ottenere l’assegno dovrebbero scivolare in una condizione di povertà. Ma l’intento di una misura di sostegno, soprattutto in un momento di crisi, deve essere quella di far in modo che non si arrivi ad una situazione di povertà intervenendo prima. Ma per la Provincia non è così.”

In questo modo i 13 milioni restano in cassa inutilizzati con il paradosso che aiutare questi lavoratori oggi senza ammortizzatori sociali né lavoro non richiederebbe nessun esborso aggiuntivo alle casse provinciali.













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