La Kermesse

Boris Becker lancia Jannik Sinner: “È tra i migliori al mondo”

Jannik Sinner ha tutte le carte in regola per vincere uno o più slam, garantisce Boris Becker. L’ex tennista tedesco si è raccontato al Festival dello Sport e, tra il ricordo di una finale di Wimbledon e lo scontro con John Mc Enroe, si è soffermato anche sulla stella altoatesina.



TRENTO. Nel teatro sociale Becker ha spiegato come “oggi l’Italia ha dei giocatori bravissimi come Sinner, Berrettini e Sonego. Sinner mi piace molto ha una bella personalità, un buon giocatore e può vincere diversi slam. Certo c’è qualcuno come Alcaraz o Djokovic che si possono mettere in mezzo, ma è giovane e ha buone possibilità per diventare uno dei migliori tennisti dei prossimi anni. Il futuro riserverà agli appassionati diversi momenti emozionanti perché ci sono tanti giovani rampanti che faranno vedere buone cose a breve”.

Becker nel corso dell’intervista ha ripercorso la sua breve ma folgorante carriera, iniziata con la vittoria a Wimbledon nel 1985 quando non aveva ancora 18 anni. Una vittoria nella quale non tutto è andato per il verso giusto e nel corso della finale ha dovuto superare una piccola crisi: “Nel corso del quarto set - ha ammesso - ero nervoso, faticavo a respirare, cercavo di lanciare in aria la pallina ma questa rimaneva attaccata alla mano. Poi c’era il pubblico estremamente silenzioso e mi sono ritrovato a pregare, a chiedere a Dio di darmi i 4 punti di cui avevo bisogno. Poi tutto è andato bene e da quel momento la gente ha iniziato a guardarmi come un alieno”.

L’anno dopo si è ripetuto sconfiggendo niente meno che Ivan Lendl contro ogni pronostico, e nello stesso anno ha disputato in Coppa Davis il match più lungo della storia contro John Mc Enroe: una partita di quasi sette ore, con John che ha fatto di tutto per innervosirmi e i tifosi americani tutti contro di lui. Nel 1989 il terzo successo sull’erba londinese contro lo svedese Stefan Edberg: “Giocare contro di lui era molto difficile. Lui è gentile, educato, intelligente, era impossibile avere grandi motivazioni personali per batterlo. Ancora oggi siamo amici ed è il tennista che più rispetto”.

Dopo un accenno alle difficoltà sulla terra rossa dove non ha mai vinto, la fortuna che può aiutare, Becker si è spostato sulla carriera di allenatore che lo ha portato alla corte di Novak Djokovic: “Gli ho solo detto che la cosa più importante era l’onestà, che gli avrei detto quando avrebbe giocato male e anche malissimo altrimenti non avrebbe mai migliorato. In più gli ho detto che avrei fatto in modo di tornare a casa con un trofeo in ogni finale disputata. Per due anni siamo andati molto d’accordo, per me è un fratello minore”.













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