Primo consiglio targato Mimiola Subito scintille per la presidenza 

Giovedì sera a Dro. Le opposizioni avevano proposto il nome di Giovanni Ferrari. Alla fine, con 13 voti, 4 contrari e un’astensione è stata eletta Donatella Mattei, storica tesserata Pd. Accese polemiche anche sugli assessorati


Katia Dell’eva


Dro. Si prospetta una legislatura ben poco rose e fiori per la nuova Giunta Mimiola, stando ai sentori in aula nella prima convocazione del Consiglio comunale. E’ bastato infatti superare “lo scoglio” del giuramento del sindaco stesso, perché la discussione di giovedì sera si perdesse in acque di incomprensioni e polemiche. Portabandiera (auto-assurto) della minoranza, Alvaro Tavernini, consigliere ex-pentastellato oggi parte della lista “Comunità e ambiente”, il cui tono parte acceso e non si placa su nessun punto della discussione, provocando il fastidio di molti, la rabbia di alcuni. A non piacere al consigliere, in primis, le assegnazioni delle deleghe, così ripartire: Michela Calzà, che nel ruolo di vicesindaco si occuperà del bilancio e dei tributi; Marina Malacarne all’agricoltura e ai lavori pubblici; Ginetta Santoni alle attività culturali e all’istruzione; Ezio Trenti a commercio e turismo; il consigliere di maggioranza (Pd) Sergio Poli alle attività sportive e alla partecipazione delle frazioni. «Come sono state assegnate queste deleghe? - chiede Tavernini – E perché, in particolare, si è scelto di separare agricoltura e turismo e di non dare lo sport ad un assessorato?».

Ma è poi sulle elezioni del presidente del Consiglio e, ancora più, del vicepresidente, che l’atmosfera si surriscalda ulteriormente. Nome proposto dalla maggioranza, che oltre alla Giunta si compone dei consiglieri Marco Bresciani, Mauro Lutterotti, Donatella Maffei, Mirko Pedrini, Sergio Poli e Davide Trenti, quello dell’unica donna. Nome proposto dalla minoranza, quello dell’ex-assessore di “Leali al Trentino”, Giovanni Ferrari. Ad essere designata, con 13 voti a favore, 4 contrari e un’astensione (il che rivela la convergenza di almeno un voto di minoranza sul candidato di maggioranza), la Maffei, di professione coordinatrice infermieristica all’ospedale di Arco, al suo primo incarico in Consiglio e nelle istituzioni, ma storica tesserata del Pd di Dro.

«Grazie ai cittadini che mi hanno permesso di essere qui e ai consiglieri per avermi scelta. Mi impegnerò a favore di una sana dialettica», afferma, convinta, appena seduta, salvo poi essere accusata di scarsa esperienza e trovarsi a mediare – tuffo gelato – la baraonda che deriva dall’elezione del vicepresidente. Se la maggioranza demanda alla minoranza, composta da Alvaro Tavernini, Giovanni Ferrari, Stefano Benuzzi, Luigi Grossi, Ettore Santoni e Valentino Travaglia, la proposta di un nome, questa, stranamente, non fa riconvergere la scelta sul candidato precedente ma chiede libera votazione. Sembra prassi nuova e a nulla valgono gli oramai stizziti consigli del segretario di rimandare il punto a nuova convocazione: Tavernini pretende il voto. Risultato? Maggioranza di schede bianche e punto rimandato. «Non è così che dobbiamo lavorare – chiude a malincuore il sindaco, ribadendo la necessità di un dialogo tra le parti che sia costruttivo e di un confronto positivo -. Non sottovalutiamo l’importanza della carica di vicepresidente, soprattutto in un momento di crisi sanitaria come questo: arriviamo, per la prossima convocazione, a un nome comune».

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